TarologiaTarocchiLa Papessa: la Signora dei Sussurri

La Papessa. La Sacerdotessa. L’eco di qualcosa che scivola via.

C’e una voce dentro ognuno di noi. Una voce che spesso non si esprime attraverso parole pensate, attraverso un verbo che possa realmente essere inscritto nel dualismo di codice e significato, ragion per cui rimane di solito soppressa, spesso evitata, talvolta ignorata o addirittura negata e rifiutata. Questa voce è custodita in una zona del nostro animo estremamente privata, segreta e occulta, una zona pallida come il latte, che si dice agitata dagli influssi lunari e scrigno di sottili, ma radicali, oscillazioni emotive non tanto per sua azione quanto più per ricezione.

Contenitore, coppa, calice e calderone, utero geometrico e di per sé freddo e asettico, la Papessa, il secondo arcano dei Tarocchi, incarna proprio il mistero di questa voce senza parole.

La vediamo seduta, stretta e talvolta anche scomoda, su un trono troppo piccolo per lei, figura pesante e avvolta in drappi e vesti enormi ed esagerate che la coprono fino quasi a seppellirla.

V’è poi la tiara, la corona da sacerdotessa fuori dal tempo e dallo spazio, che richiama altri mondi, altri scenari antichi di cui tutt’ora subiamo il fascino, la poesia colma di reminiscenze, memoriale che ci inquieta, ci turba e ci affascina attraverso figure di donne sacre, sante in perenne estasi che vengono animate alla più minima vibrazione sottile come corde di violino sempre tese e, di per sé statiche.

Sussurri e sussulti

La Papessa è immobile perché aspetta solo d’essere scossa: esiste in funzione del suo stesso turbamento, del terremoto che giunge inesorabilmente a sconquassarla. Blu, azzurro e bianco sono solitamente i suoi colori caratteristici, quelli dell’assorbimento e dell’accumulo su una base di purezza vergine e vestale, una verginità che però non va banalizzata nel suo mero senso fisico ma in uno ben più elevato, ovvero spirituale, d’attesa.

Ella tiene un libro con la sinistra, la mano che riceve, senza leggere le sue pagine spesso immacolate senza immagini e scritte. Non ha bisogno degli occhi per comprendere, non avverte alcuna necessità di decodificare la realtà attorno a lei poiché è lei stessa ad incubarla in se stessa.

E’ attraverso il cuore che ella legge il suo libro, testo misterico che impara a conoscere grazie ai mormorii che giungono da dietro le sue spalle, la cui fonte è celata sotto drappi retti dalle due colonne iniziatiche.

La Voce silente: il Divino che parla

Questa voce è custodita in una zona del nostro animo estremamente privata, segreta e occulta, una zona pallida come il latte, che si dice agitata dagli influssi lunari e scrigno di sottili, ma radicali, oscillazioni emotive non tanto per sua azione quanto più per ricezione.

Chi sia a parlare è chiaro: si tratta del Divino, ma le sue forme, le sue fattezze, non sono date da sapere perché esso è presente, alle spalle della Papessa, come fonte originale, priva di impalcature e costrutti umani.

La Papessa è calice che viene colmato dal fuoco Divino, vibrando ed irradiando attorno a sé la silente e muta comprensione dei misteri attraverso la contemplazione, la saggezza dell’anima e l’intelligenza sovrasensibile.

Ella è medium, canale senza pelle eppure al tempo stesso corazzata da abiti mastodontici che la proteggono dalla contaminazione mondana, preservandone la capacità d’essere porta e contenitore, incubatore sacro senza cui non vi sarebbe la capacità d’accogliere l’estasi, d’ascoltare la voce dell’origine.

La Papessa trascende l’angoscia e la gioia, il dolore e il piacere, giacché ella è contenitore per entrambi i poli, per l’intero marasma di sfumature grigie che compongono l’esistenza.

Ciò che ella ci insegna è l’ascolto, l’assorbimento, la capacità d’empatia quanto più scevra da pregiudizio (difficile, contando la natura oggettuale delle relazioni umane), la comprensione della natura nella sua essenza e interezza senza bisogno di dominio e classificazione estrema, poiché nella razionalità del creato v’è anche la fusione con lo stesso, quell’ascesi che tutto supera e travalica.

Lasciate dunque che la Papessa vi parli, vi guidi come intuito atavico, una forza senza verbo ma potente nel suo silenzio che tutto accoglie.

One comment

  • Irene

    01/12/2018 at 19:30

    Articolo bellissimo e toccante! Grazie Raffaele <3

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