RuneBlogLe rune: segreto e mistero

«Da quel luogo vengono fanciulle

di molta saggezza,

tre, da quelle acque

che sotto l’albero si stendono.

Ha nome Urðr la prima,

Verðandi l’altra

(sopra una tavola incidono rune),

Skuld quella ch’è terza.

Queste decidono la legge,

queste scelgono la vita

per i viventi nati,

le sorti degli uomini.»

{Edda Poetica-Voluspa, Profezia della Veggente}

 

Parlare di “Rune”, soprattutto nello scenario prettamente italiano, è sempre una faccenda alquanto spinosa e complessa. Non essendo io un “runologo”, ma un semplice studioso e amante delle Rune, in questa breve presentazione mi atterrò fedelmente a quanto riportato in tre testi che, personalmente, ritengo fondamentali per la comprensione di questa materia:

  • “Northern Mysteries and Magick” di Freya Aswynn,
  • “Run” di Laugrith Heid (l’unico testo italiano che nella mia esperienza ritengo realmente valido e completo) e
  • “Futhark” di Edred Thorsson andranno a comporre dunque le basi di quanto andrò a scrivere qui. 

Cosa sono le rune?

La parola “Runa” deriva dall’Old Norse “Rūn”, significante mistero, segreto e, in un certo qual modo, anche sussurro e, quando si parla di alfabeto runico, è sempre bene specificare di quale sistema alfabetico di preciso si stia parlando.

Nel nostro caso ci riferiremo strettamente alla sua forma più antica e originaria, ovvero quella dell’Elder Futhark (il cui nome indica la fonetica delle prime sei rune), composto da 24 caratteri, associando ad esso quelle rune ritrovate in contesto di Northumbria e anglosassone.

In quanto aventi un’identità ben distinta e ben separata dagli Ogham celtici, è bene specificare l’appartenenza del linguaggio runico a tutto il blocco Scandinavo (Islanda inclusa con una menzione d’onore), ai territori di lingua germanica, alle British Isles e anche a moltissime zone di identità slava, da cui sono derivate forme grafiche similari e talvolta postume.

Spesso usate come alfabeto ad uso di scrittura quotidiana, la loro prima comparsa a livello di iscrizioni è databile nel 150 d.C. in area Germanica, associando alla funzione scrittoria anche una di tipo stregonico, magico e sacrale, sopravvissute anche all’avvento dell’anno 1000 sotto le spinte cristianizzanti attraverso forme criptiche aventi basi a forma di croce.

L’Elder Futhark rappresenta dunque uno dei più preziosi semi di cui disponiamo per toccare con mano l’essenza antica della Vecchia Europa, donando al nostro continente dei panni nobili che nulla hanno di inferiore rispetto al panorama orientale.

Come l’Havamal declama, le rune, sotto un’ottica puramente spirituale e misterica, sono state donate all’umanità da Odino grazie al suo sacrificio, avvenuto tramite l’atto d’appendersi per nove notti ai rami dello Yggdrasill, l’albero cosmico dei nove mondi (canonicamente collegato al frassino).

Se Odino è stato colui che ha donato agli uomini parte della conoscenza runica (e sottolineo la parola “parte” con accezione di “parzialità”, giacché per l’uomo è impossibile penetrare fino in fondo i segreti delle rune), è tuttavia d’uopo specificare che esse sono seme di Gigante, degli Jotunn, entità sovraumane che travalicano anche il concetto latino di “dio/divus”, ponendosi in una condizione di creatori e distruttori, forme primarie e, in un certo qual modo a priori, della creazione stessa.

Gli Jotunn, infatti, non rappresentano il “male” come la cristianizzazione ha voluto più volte far credere, ma sono fonte originaria di conoscenza.

Menzione importante spetta infine a tre tra le Norne (“filatrici”, “coloro che sussurrano”, “fate”), sorelle che filano i destini sotto le radici dell’Albero cosmico, mescendo le acque del pozzo di Urd, nome della più anziana del trittico, mentre sussurrano, intagliano e incidono rune, plasmando gli strali del fato che agisce su uomini, dei, animali e cose.

Ciò che appare evidente è la natura peculiare delle “Rune”, in quanto non meri segni grafici e fonici ma in quanto veri e propri ideogrammi, che non hanno però solo la funzione di esprimere un concetto, ma di ricondurre allo stesso grazie alla loro identità sacrale.

La Runa infatti non va mai interpretata come si interpreterebbe un Tarocco, giacché se il secondo è il linguaggio dell’uomo, il primo è linguaggio di Gigante, appartiene ad una sfera esistenziale che si connette nello specifico ad una dimensione precedente a quella meramente umana. In sintesi, le Rune sono da considerare, in ambito esoterico, come espressione genuina dell’origine di tutto il creato, meritevoli dunque di attenzioni e cure molto particolari nella loro consultazione, a cui nuovamente debbo rimandare al testo “Run” di Laugrith Heid, forte di una solida prassi operativa che permette una corretta interazione con la runa ad uso stregonico.

Consultare le Rune è quindi anche un’opera di riconduzione alle radici della stessa Europa. 

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