Bruciando la Strega! | Maria Kvilhaug (parte 1)

31/07/2022by Redazione0
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Bruciando la Strega! L’iniziazione della Dea e la guerra tra gli Asi e i Vani”
di Maria Kvilhaug
(traduzione di Irene Zanier e Elena Albanese
illustrazioni di Elena Albanese)

Prima parte
(la seconda parte dell’articolo la trovi QUI)

Lei ricorda la prima guerra nel mondo
Quando Gullveig fu issata sulla lancia
E nella sala del Sommo la bruciarono
Per tre volte la bruciarono per tre volte ella rinacque
Spesso, non di rado, eppure lei vive ancora!

Era chiamata la Luminosa quando giunse agli insediamenti
La molto talentuosa Portatrice della Bacchetta
Praticava la magia, estaticamente la praticava
Sapeva come lanciare incantesimi
Era molto amata dalle donne malvagie.

(Voluspá, st.21-22 “La visione della strega”, Edda Poetica)

Uno dei miti più sorprendenti contenuti nell’Edda Poetica è quello che parla del rogo di una strega, come citato qui sopra. Questi roghi non erano in verità molto comuni in Europa se non a partire da molti secoli dopo che l’Edda poetica venisse scritta e questa pratica fu promossa dalla Chiesa mentre i creatori di questi miti e poemi erano i vichinghi pagani che li precedettero. Ma nel primo poema dell’Edda Poetica – il primo poema con certezza narrato da una donna- è il rogo di una strega che ha luogo. La sua origine pagana diviene ovvia solo quando ci si rende conto che è la strega ad uscirne vittoriosa.

La bruciarono nella Sala del Sommo, nella sala di Odino, e la pugnalarono e infilzarono sulle loro lance. Lo fecero per tre volte e per tre volte lei riapparì, potente come non mai. Non importa quante volte provarono ad ucciderla, dice la terza stanza, lei sopravvive sempre!

Dopo questa mirabile impresa di sopravvivere all’esser pugnalata e bruciata tre volte, la strega cominciò a praticare come professionista. Viaggiò attraverso le terre, visitando gli insediamenti di varie popolazioni, e fu chiamata Heidr -una parola che può essere tradotta come “La Splendente” o “Colei che viene dalle Brughiere” [Heaths, ndt] (come nella parola “eteno”-“pagano”- intendendo qualcuno che pratica la propria religione all’aperto nella natura incontaminata. Contrapponendosi alla nuova Fede, i pagani scandinavi chiamarono la loro religione heidindomr, “la pratica delle brughiere”, riferendosi alle loro attività rituali svolte all’aperto rispetto a quelle cristiane). Rispondendo a necessità comuni, la strega etena praticava la sua magia, guardando in profondità nei destini, ed era molto amata dalle donne che uscivano dalle convenzioni.

Ma chi era e perché la sua storia fu raccontata? E in maniera più significativa: perché spesso non viene ri-narrata? 

E, in ogni caso, qual è il significato della sua storia?

La visione della Strega

Il suo nome durante i processi era Gullveig, che può essere direttamente tradotto o come “Bevanda Dorata” o come “Forza Dorata”: la parola veigr si riferisce sia ad una miscela forte e alcolica, sia al potere e alla forza. Come vedremo gli accademici hanno ipotizzato altre traduzioni basate sulle loro interpretazioni di questa donna, ma io mi concentrerò sul vero significato del suo nome.

Il racconto delle prove di Gullveig va ricercato nel poema Voluspá – “La Profezia della Strega”. 

Questo poema è il primo ad essere presentato nell’Edda poetica ed è una storia del mondo dalla sua origine alla sua fine – un tesoro della cosmologia pagana norrena. Snorri usò attivamente questo poema per descrivere il cosmo pagano, eppure non menzionò l’evento delle prove di Gullveig col fuoco anche se queste erano cruciali nella narrazione e spiegavano la ragione della prima guerra nel mondo. È impossibile che Snorri non conoscesse il mito – deve averlo omesso coscientemente – proprio come omise di menzionare le prove iniziatiche di Odino sull’Albero del Mondo.

“La Profezia della Strega” viene messa in bocca ad una strega, che i norreni indicavano come völva, la “portatrice del sacro bastone”, una donna molto rispettata che, una volta iniziata alle arti, operava come maga e profetessa professionista, viaggiando. Queste donne erano membri importanti delle antiche società norrene, ma erano anche liminali e molto temute, poste al di fuori delle normali gerarchie di classe e genere.

La strega, la völva, che pronuncia la profezia che dà forma alla struttura dell’Edda Poetica, la storia dell’inizio e della fine,  non è in ogni caso una völva umana – Lei è l’Antica Strega, una creatura talmente antica che può ricordare l’esistenza dei nove mondi precedenti il presente Universo. L’antica donna inizia ricordando i giganti che sono esistiti prima dell’inizio del tempo stesso, i giganti che l’avevano allevata.

Lei conosceva nove mondi, concepiti come nove ividjur – donne troll, gigantesse o streghe – personificazioni di ogni universo precedente a quello attuale di cui facciamo esperienza. Queste nove gigantesse-mondi esistevano prima che il presente Albero Cosmico emergesse dalla terra. Anzi, lo partorirono all’unisono, un mondo, il mondo come lo conosciamo, concepito come un gigante o come un albero. Egli è Heimdallr, lo “Splendido Mondo”, è Ymir, il suono primordiale, nato da nove gigantesse antecedenti, venuto all’esistenza dallo scioglimento dei ghiacci del regno dei morti. 

L’antica völva che narra la storia sembra fare la sua comparsa al di fuori dal Tempo, più antica di chiunque, osservando tutto e conservando la memoria di tutti i mondi precedenti e anche la memoria del futuro. 

Nel poema divinatorio, la völva enuncia tutti i principali eventi cosmici – la Creazione dell’universo, L’Età dell’Oro degli dei, il fato imminente, la creazione dell’umanità, la prima guerra nel mondo, la comparsa delle valchirie – bellicose filatrici del destino, nel crescendo fino al Ragnarök , la Fine del Mondo- e infine la visione di un mondo nuovo e migliore dopo la battaglia finale con le forze del caos.

Nella Völuspá ogni importante evento cosmico è narrato in una o più stanze, che lasciano poco spazio ai dettagli – vengono date solo le allusioni necessarie. Il pubblico, a cui il poema era diretto, conosceva già e comprendeva le metafore e le allusioni poiché erano già a conoscenza della narrativa sottostante.

Abbiamo quindi a che fare con un poema che, nel più breve tempo possibile, rimanda ai più importanti eventi della storia. Tra questi eventi maggiori, la maggior parte dei quali debitamente raccontati e compilati da Snorri, ci sono due intere stanze che hanno a che fare con l’arrivo della völva Gullveig nelle sale degli dei. Già questo, di per sé, indica il suo valore e il valore delle sue prove.

Il suo arrivo sulla scena cosmica pone l’inizio della guerra tra gli dei come cruciale per il resto della storia cosmica. Eppure l’evento fu totalmente ignorato da Snorri Sturlusson, che scrisse un libro sull’Antica poesia e mitologia norrena durante il tredicesimo secolo, e all’evento non fu data grande importanza nemmeno dagli studiosi successivi. A mio parere, la storia di Gullveig dovrebbe essere raccontata tra gli eventi mitici più cruciali perché decreta l’inizio non solo della prima guerra, ma dell’intero mistero dell’iniziazione, un tema che scorre attraverso l’Edda poetica come se fosse la sua vera anima, e ci offre molti indizi per la comprensione del significato reale di molti miti iniziatici norreni.

Il mito della Strega

Diamo nuovamente uno sguardo al poema:

21. Lei ricorda la prima guerra nel mondo
Quando Gullveig fu issata sulla lancia
E nella sala del Sommo la bruciarono
Per tre volte la bruciarono per tre volte ella rinacque
Spesso, non di rado, eppure lei vive ancora!

[NDT Di seguito la traduzione del sito Bifrost.it)

Lei ricorda lo scontro
primo nel mondo,
quando Gullveig urtarono con lance
e nelle sale di Hár
le dettero fuoco:
tre volte l’arsero,
tre volte rinacque,
e altre tre volte,
ma è ancora in vita!]

Una strega chiamata Gullveig è connessa alla prima guerra nel mondo. Viene pugnalata con le lance e bruciata tre volte nella sala di Odino (il Sommo), eppure ella sopravvive. Da allora comincia ad essere chiamata con un nuovo nome, Heidr, viaggiando come völva chiaroveggente o profetica, compiendo la potente magia divinatoria del seidr, ed è molto amata dalle donne “malvagie” (illrar) [ “wicked” nel testo, ndt]

La storia continua con Odino che scaglia una lancia verso la tribù dei Vani, istigando perciò la prima guerra nel mondo. I Vani erano un popolo potente, misterioso, che conosceva l’arte del Seidr,  la magia divinatoria, che gli Asi (la tribù divina di Odino) a quel tempo non conoscevano.

I Vani, vittoriosi, fecero crollare le mura che circondavano la fortezza degli Asi e la loro vittoria si arresta solo quando accettano una tregua. Le due tribù si scambiano gli ostaggi e agli Asi vengono dati tre dei Vani più importanti: Njordr, Freyr e Freya. Da Snorri veniamo a sapere che Freya inizia ad insegnare ad Odino l’arte stregonica del Seidr e perciò diventa abbastanza chiaro che c’è la Grande Dea Freya stessa dietro alla figura di Gullveig e Heidr.

L’accordo di pace implica anche l’incarnazione della Sapienza: sia la tribù di Odino che quella di Freya sputano in un calderone e così creano la figura di Kvasir, un essere che cammina tra i mondi insegnando a chiunque la poesia e il sapere divino. Anche la storia di Kvasir è cruciale per la mitica ricerca norrena della saggezza divina.

Perciò le azioni della völva, interessanti già di per sé, pongono il corso degli eventi come segue:

  • L’arrivo dei Vani alla fortezza degli Asi;
  • L’arrivo delle valchirie;
  • L’apprendimento del Seidr che rende Odino un dio potente e vittorioso;
  • L’importante ricerca della conoscenza e della poesia che prende la forma di iniziazioni pericolose che diventano temi rilevanti nel resto dell’Edda poetica.

Non sorprende allora che le sue prove, i roghi della dea-strega, prendano uno spazio così considerevole nel racconto degli eventi cosmici. Sorprende, invece, che vengano per lo più ignorati o mal interpretati dagli studiosi.

Innovative prospettive accademiche sul rogo

Per quanto riguarda le prove di Gullveig, gli studiosi sono stati immensamente confusi nel provare a spiegarle e sorprendentemente fantasiosi nel provare a piegare il testo alla loro immaginazione. La studiosa svedese Britt-Mari Näsström riassume l’interpretazione più comune del mito: Gullveig-Freya si infiltra nella fortezza degli Asi con la sua magia, “demoralizzando” le donne. Mentre lei è all’opera, i Vani fanno breccia nella fortezza come vendetta per il violento trattamento riservato alla loro parente. Il nome Gullveig, come lei afferma, significa “Sete d’Oro” e porta in evidenza la sua avidità per la ricchezza mentre Heidr è dato come semplice nome comune per la völva. [i]

Un’altra studiosa, Margaret Clunies-Ross, che identifica anch’essa Gullveig come Freya, spiega il “trattamento violento” di Gullveig: il cosmo norreno, secondo Clunies-Ross, è fatto di coppie polari tra le quali maschile-femminile è solo una di queste. Gli Asi sarebbero essenzialmente il maschile e rappresenterebbero il mondo ordinario e razionale. Gullveig, essendo femminile e maestra dell’arte stregonica, rappresenterebbe una minaccia per i mascolini Asi. Secondo la Clunies-Ross ella allora si offrì agli Asi, ma loro non poterono possederla. La penetrazione con le loro lance sarebbe qui un atto sessuale simbolico che portò alla morte piuttosto che alla fertilità, che è ciò che speravano Gullveig e i Vani. Il “cattivo trattamento” di Gullveig porterebbe così i Vani ad iniziare la guerra. [ii]

Il problema con tali interpretazioni è che esse vanno molto oltre a ciò che viene detto effettivamente nei testi. Non solo vengono immaginati fatti che non sono scritti in nessun luogo, ma mescolano anche il corso degli eventi.

Entrambe le interpretazioni presumono che siano stati i Vani ad iniziare la guerra come conseguenza del modo violento in cui gli Asi hanno trattato la loro parente. Eppure i testi dichiarano chiaramente che sono stati Odino e gli Asi ad iniziare la guerra.

Entrambe le precedenti interpretazioni presumono che il nome “Gullveig” stia ad indicare l’avidità, mentre il nome “Heidr” viene liquidato come nome comune di designazione della strega. L’interpretazione di Clunies-Ross che Gullveig offra se stessa agli Asi per sesso non deriva da altra fonte se non dalla fantasia degli accademici.

Ora, il nome Gullveig non significa veramente “Avidità (o sete) d’oro”. Significa letteralmente, “Bevanda Dorata”.
La parola veig si riferisce a una bevanda alcolica, come l’idromele o la birra, così come al “potere” o alla “forza”.
La traduzione “Sete d’Oro” è basata su un’interpretazione fatta da Turville-Petre, nel 1975 e da vari altri studiosi che hanno ipotizzato si riferisse all’ebrezza creata da oro, vanità, corruzione e follia che questo prezioso metallo causa.[iii] Questa interpretazione si basa solo sull’ipotesi di che la völva Gullveig (e la dea Freya con cui è identificata) debba essere una creatura avida e corrotta mostrandone una connotazione negativa – una supposizione che, per quanto ho letto, non ha alcun fondamento nelle fonti.

La traduzione letterale, “Bevanda Dorata”, comunque ha senso di per sé perché Freya è in effetti associata all’idromele della Conoscenza, della Memoria e della Poesia. Ora, l’idromele è dorato nel colore e l’idromele per Odino, e più tardi agli eroi dell’Edda poetica, viene offerto, mentre si trova nel regno dei morti, da una donna dorata, luminosa, durante un’iniziazione dove l’iniziato affronterà la morte certa – o l’acquisizione della conoscenza divina.

Per quanto riguarda il significato dell’oro nella poesia norrena stupisce che gli studiosi abbiano supposto che l’oro potesse avere una valenza negativa. L’oro, come metafora usata nella poesia norrena, non è esattamente associato alla corruzione, all’avidità o all’ebrezza. Snorri offre una lunga spiegazione dell’uso dell’oro nelle metafore poesie: il metallo è ovviamente associato con la luce divina, con l’illuminazione nell’oscurità, con le grandi forze cosmiche e la conoscenza nascosta. Nell’antica poesia norrena l’oro ha una connotazione positiva, non negativa.

Il secondo nome, Heidr, significa letteralmente “La Luminosa”. Di nuovo, il nome dev’essere visto in connessione alla saggia fanciulla che compare spesso nell’Edda poetica nell’atto di offrire l’idromele della conoscenza; lei è sempre, senza eccezioni, descritta come luminosa, splendente, bianca o dorata.

Per cui non possiamo trovare nulla, nella descrizione di Gullveig-Heidr, che denoti veramente l’avidità o altri valori negativi. Il suo nome si riferisce alla bevanda sacra servita durante l’iniziazione, alla luminosità e qualità aurea della saggezza divina. Non vi menzione ad avidità nelle sue azioni, e nemmeno che abbia qualcosa a che fare con l’immoralità, lo stupro, il sesso o l’infiltrazione strategica.

Folle e cattiva: è davvero negativo il mito della Strega?

L’anima “folle” di Heidr probabilmente si riferisce allo stato estatico in cui ella pratica il Seidr.

Il riferimento alla sua “anima folle” è una traduzione molto errata della parola “hugleikinn”, che era una parola con valenza positiva nell’antico norreno e che probabilmente si riferisce, in realtà, alla trance. Avere un’anima “folle” era considerato uno stato sacro, uno stato desiderabile da Odino stesso, dai guerrieri berserk e da chiunque ricercasse l’ispirazione poetica o divina. Una traduzione più accurata di “húgleikin” potrebbe essere “giocoso/passionale intento/anima”.

L’unica parola negativa nella stanza, vista da un punto di vista Pagano, è la parola “malvagie” (wicked, ndt). La parola norrena è illrar, che significa cattiva o malvagia, ed è l’origine della parola inglese “malato” (ill, ndt), “nauseante” (“sick”, ndt). Ho sempre sospettato che il significato originale fosse “donna malata”, dato che ci sono diverse fonti norrene su come le dee e le streghe aiutassero le donne malate. Ma la parola “illr” apparentemente ha connotazione solo di “cattiva”, non di “cagionevole”. Chiaramente, “cattiva” può essere un’altra parola per dire “non-convenzionale”.

Bisogna ricordare anche che l’Edda poetica è stata scritta da accademici del 12° secolo, vale a dire monaci. Non ho problemi a immaginarmi i monaci islandesi ben informati sulle tradizioni pagane, e che essi avessero una profonda comprensione e apprensione verso i poemi di cui curavano la trascrizione. La maggior parte delle storie potevano essere facilmente camuffate come intrattenimento interessante e divertente sugli antenati un tempo conosciuti come dei. Eppure l’arte stregonica dev’esser stata vista come “cattiva” nonostante la loro comprensione di altri temi.

Anche Snorri, che non era un monaco e che era ovviamente ben disposto, e anche orgoglioso, nei confronti della propria eredità poetica pagana, non menziona affatto le prove di Gullveig/Heidr. Questa storia, come quella di Odino sull’albero, erano storie potenti, innegabilmente pagane, che puzzavano di informazioni pericolose, proibite che lasciavano intravedere la vera profondità di un passato non cristiano. Queste storie contengono i misteri del sacrificio e delle iniziazioni nelle visioni del mondo realmente pagane.

La mia ipotesi è che gli islandesi neo-cristianizzati avessero difficoltà nel tradurre le storie che non potevano essere in alcun modo cammuffate e che apparivano come contrapposte alla fede cristiana. Queste storie narrano una versione pagana del concetto di Salvezza. Questo era troppo da digerire per un cristiano di epoca medievale.

Forse un monaco, inorridito dal poema che stava per trascrivere, non poteva fare a meno di aggiungere un piccolo “cattiva”, proprio come in un altro poema in cui l’incontro con la Morte stessa è trasformato in una “donna cristiana morta”.

Che le donne che la amavano fossero illrar ,“cattive”, è l’unico riferimento in cui troviamo una connotazione negativa – basata, forse, sul punto di vista di poeti o scrittori medioevali sulle donne che apprendevano l’arte del Seidr.

Ovviamente, la pratica divinatoria stregonica era l’arte di donne non convenzionali, non sposate, non al comando di un padre, marito o fratello, donne che viaggiavano liberamente per i paesi, di luogo in luogo, secondo la propria volontà. Le fonti ci parlano di donne che venivano considerate al di fuori dalle normali strutture di classe e genere, temute e rispettate, e che avevano un importante ruolo come leader di riti cultuali ovunque andassero o fossero invitate.

[i] Näsström, 1998, p. 68, 91, 128
[ii] Clunies-Ross, 1994, p. 204
[iii] Turville-Petre, 1975, p. 159, Rudolf Simek, 1996, p. 122, Müllenhof, Krause, Nordal in Clunies-Ross, 1994, p. 204

(Fine Prima Parte)

Per leggere la seconda parte
prosegui QUI

(Si ringrazia l’autrice, la dottoressa Maria Kvilhaug, per l’autorizzazione alla traduzione e per la concessione nella pubblicazione della stessa. È vietata la riproduzione e ripubblicazione senza il consenso di Oroscopodelmese.it . Ogni trasgressione sarà perseguita a norma di legge.

Maria Kvilhaug approfondisce questi ed altri temi sulla piattaforma Patreon. Rimandiamo quindi al profilo di Maria Kvilhaug su Patreon.com. Il testo originale dell’articolo è visionabile nel suo Blog)

Maria Kvilhaig (1975- ) è autrice di “The Seed of Yggdrasill”, “The Maiden With The Mead” e della serie “Blade Honer” tra i numerosi altri articoli e video che cura periodicamente e che sono disponibili nel suo Patreon.com. La maggior parte dei suoi lavori derivano dal suo background accademico dal punto di vista storico, culturale, linguistico e religioso della Scandinavia pre-cristiana. 

 

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