Rêverie astrologicaLezioni di AstrologiaImmaginale e astrologia: un connubio possibile?

L’Astrologia è una materia complessa.

Essa è una delle tre Arti che la Tradizione esoterica riteneva (e ritiene tuttora, laddove ancora vive) necessaria per procedere in maniera completa sul sentiero iniziatico.

Questi sono concetti che, per noi moderni cresciuti credendo solo a quello che la Scienza di turno legittima come “reale”, appaiono lontani e frutto di una primitiva superstizione. In fondo chi di noi non ha deriso almeno una volta chi legge gli oroscopi presenti su tutte le riviste e in tutti i giornali?

Io, ve lo confesso, l’ho fatto per lungo tempo. E l’ho fatto fino a quando non ho cominciato a studiarla seriamente per poi comprendere che la previsione oroscopica “da giornale” è solo un gioco, un pretesto narrativo come spiego altrove.

L’Astrologia come “idea possibile” è difficile da afferrare per una serie di motivi che non riguardando soltanto il calcolo del tema di nascita, ovvero la mappa precisa del cielo astrologico al momento della nascita. Infatti, come ben sanno tutti gli appassionati della materia, oggigiorno è possibile ottenere velocemente la propria carta natale on-line (come ad esempio qui) e leggere un approssimativo profilo astrologico senza necessità di relazione tra consultante e astrologo. In pochi passaggi è possibile conoscere la posizione dei pianeti rispetto sull’eclittica zodiacale e vedere il grafico del momento della propria nascita.

Ed è qui che si apre il divario tra quella che sarà una descrizione sommaria, magari computerizzata, calibrata sulla descrizione manualistica degli aspetti tra i pianeti e di altri elementi di interpretazione, e quella più ragionata, e se vogliamo ispirata, legata indissolubilmente all’incontro tra chi chiede una interpretazione e chi la fornisce.

Sicuramente in alcuni casi l’Astrologia rappresenta una superstizione, soprattutto laddove la previsione astrologica viene usata per trovare delle scuse al proprio malessere, lasciandolo inalterato.

Considerando invece il tema natale una mappa simbolica della psiche della persona, sarà necessario padroneggiare quei simboli e vedere di cosa essi siano immagine.

L’astrologia è superstizione?

Sicuramente in alcuni casi l’Astrologia rappresenta una superstizione, soprattutto laddove la previsione astrologica viene usata per trovare delle giustificazioni al proprio malessere, lasciandolo inalterato e non accettato: la lettura delle previsioni, la ricerca di un senso superficiale e de-responsabilizzante di quello che accade nella propria vita possono essere una bella via di fuga, una sorta di vacanza, alle pesantezze della vita. E sia chiaro: per me questo non è di per sé negativo. C’è così tanta “seriosità” nella vita quotidiana che il bisogno di alleggerirla, anche attraverso un gioco che si crea tra astrologi e lettori, non è un male.
Anzi.

Ma questo è solo una parte dell’intera faccenda e l’astrologia non si limita a questo, come ho cercato di trasmettere nell’articolo “Oroscopi? Davvero?”

C’è un altro modo di intendere l’intera questione: l’Astrologia, rispondendo ad un bisogno di profondità e trascendenza nascoste dietro alle domande del consultante, diviene uno strumento di indagine personale parallelo a quelli più razionali, scientifici se vogliamo, e che nutrendosi delle immagini presenti nella psiche umana, e quindi nell’irrazionale, ha la potenzialità di dare un nuovo senso alle esperienze.

Noi esseri umani abbiamo un bisogno immenso di trovare un Senso in mezzo a quello che apparentemente sembra un caos ed è attraverso l’uso della parola e delle immagini che questo trova la sua massima manifestazione.

Ma attenzione: il Senso non è solo quello che la mente, abituata a ragionare aderendo ad principio di coerenza, individua.

Il Senso è ciò che emerge quando la Mente, l’Anima e il Corpo trovano un accordo armonioso sulla Percezione del Mondo, sia interiore che esteriore. Emerge ogni qual volta, ad esempio, una crisi esistenziale si rivela decisiva per aprirsi ad un nuovo modo di vivere, più ampio e più naturale.

Ciò che lega le esperienze alla crescita e all’integrazione degli opposti è la capacità tutta umana (almeno, per quanto ci è dato sapere) di trasformale in poesia e in metafora.

Pensate per un attimo ai sogni, specie a quelli che sono stati per voi più importanti. Non è forse vero che una certa lezione è arrivata nel momento in cui siete riusciti a decifrare quel particolare messaggio? Non vi è mai successo di restare sbigottiti di fronte alla poesia e alla potenza anche estetica del Sogno?

L’Astrologia e l’Immaginale assieme

“Ti ci vuole una preparazione, una formazione affinché tu possa aprire le orecchie e cominciare a udire in senso metaforico invece che in senso concreto. Freud e Jung sentirono entrambi che il fondamento del mito è nell’inconscio.
Chiunque scriva qualcosa di creativo sa che bisogna aprirsi, abbandonarsi e che il libro si costruisce in un dialogo interiore. In un certo senso diventiamo il veicolo di qualcosa che ci è donato dalle Muse o, nel linguaggio biblico, da “Dio”. (Joseph Campbell)

Come ho già avuto modo di scrivere e spiegare in altri contesti, accostarsi all’antica arte dell’Astrologia significa, un po’ alla volta, far caso a ciò che sembra paradossale ma che, nella sostanza, ha in sé una logica non immediatamente afferrabile dalla mente razionale. Carl Gustav Jung direbbe, come ha scritto nel suo Liber Novus, che la Magia avviene laddove il razionale viene lasciato indietro e l’Anima può parlare. Cominciare a seguire l’irrazionale significa addentrarsi nel “mondo del sogno” seguendo quello che Arnold Mindell definisce “corpo che sogna”. Oppure, per usare le parole di Carlos Castaneda:

“Tutta l’organizzazione dell’insegnamento di don Juan si basava sull’idea che l’uomo ha due tipi di consapevolezza. Li chiamava lato destro e lato sinistro e di conseguenza differenziava i propri insegnamenti in lezioni per il lato destro e lezioni per il lato sinistro. Descriveva il primo come lo stato normale per tutti noi, ovvero lo stato di consapevolezza necessario nella vita di ogni giorno. Diceva che il secondo stava per tutto quanto non era normale, il lato misterioso dell’uomo, lo stato di consapevolezza necessario a esercitare la funzione di sciamano o veggente.”.

Utilizzare questa seconda facoltà è ciò che ci permette di vedere l’Astrologia come il tentativo umano di dare un ordine alle esperienze contenute nel mondo dell’inconscio, dare voce alle Immagini interiori che gravitano attorno agli Archetipi, attraverso dei simboli millenari, quelli astrologici.

È un Viaggio a tutti gli effetti e, come per tutti i viaggi, è necessario conoscere perfettamente non solo la mappa, ma anche il territorio che si andrà ad esplorare. Significa mettere da parte per qualche istante ciò che si pensa di sapere e seguire le impressioni, stimolate dai simboli, che emergono dal mare dell’Inconscio. 

Henry Corbin ha parlato del mundus imaginalis, descrivendolo appunto come zona intermedia tra Corpo e Spirito, tra Cielo e Terra, a cui è possibile accedere attraverso la pratica dell’imaginatio. Seguire un simbolo non significa perdersi in pensieri senza nessuna aderenza con la Realtà, ma significa lasciarlo agire nel proprio mondo interiore e diventare testimoni dell’intero processo.

 

“il mundus imaginalis è un mondo esteriore e che tuttavia non è il mondo fisico, un mondo che ci insegna che si può uscire dallo spazio sensibile senza uscire tuttavia dall’esteso, che ci fa uscire dal tempo omogeneo della cronologia per entrare nel tempo qualitativo della storia dell’anima. (…)”

“Il profeta non è un indovino del futuro, ma il portavoce dell’Invisibile e degli Invisibili, ed è questo che dà il suo senso a una “filosofia profetica” (…) una “filosofia narrativa”, sciolta dal dilemma che assilla coloro che si chiedono: è mito, oppure è storia?In altre parole: irreale o reale? Fittizio o vero? La filosofia profetica è la liberazione da questo pseudodilemma. (…)”

Henry Corbin

Il termine immaginale ha attualmente un certo fascino evocativo.

Credo siano pochi coloro che non ne hanno mai sentito parlare: questa parola ci porta istintivamente al concetto di immagine, alle figure, all’arte, alla creatività, all’atteggiamento poetico e, per chi è condotto dal proprio daimon astrologico (per rubare le parole a James Hillman), a tutto ciò che gira attorno a Mercurio, alla Luna e, osando spingerci oltre, a Nettuno.

L’utilizzo che viene fatto al giorno d’oggi delle immagini, soprattutto a favore della vendita e della stimolazione sensoriale, ha attirato l’attenzione di qualche filosofo e studioso dell’interiorità che ha visto in questa “prostituzione delle immagini” un vero e proprio impoverimento della psiche: Gilbert Durand, uno dei personaggi legati allo sviluppo del concetto di immaginale, parla di un vero e proprio iconoclasmo occidentale.

Immaginale: storia di un termine

Non è raro, oggigiorno, che anche le persone più semplici siano interessate a dare un senso a quello che sognano, alla ricerca di una mappa interiore che le guidi a scoprire qualcosa di sé che forse giace nascosto nell’interiorità.

L’origine del termine si deve a Henry Corbin (Parigi, 14/04/1903) , grande studioso della letteratura mistica iraniana, che si fece portavoce del potere trasformativo dell’Immaginazione e della possibilità, per l’individuo, di trascendere sia la realtà che la tendenza occidentale al pensiero unilaterale. Per Corbin l’indagine e il lasciarsi sprofondare nel simbolo rappresentano un antidoto al nichilismo del mondo moderno di cui anche Umberto Galimberti ha parlato nei suoi testi. Ed ecco che dal recupero di insegnamenti delle tradizioni sufi e neoplatoniche emerge il concetto mundus imaginalis, i mondi immaginali, Terra di mezzo in grado di armonizzare la razionalità del pensiero positivista e le istanze psichiche che si aprono alla trascendenza, alla profezia, alla visione, al sogno.

Nel corso della sua ricerca Corbin ha attraversato diversi ambiti della tradizione islamica, incontrando il pensiero del filosofo persiano Sohravardi, la mistica del maestro sufi Ibn Arabi e la teologia del filosofo e teologo iraniano Mullā Sadrā Shīrāzī.

È importante tenere a mente che in questo approccio l’immaginale non è l’immaginario o il mondo della fantasia abitato dai fantasmi: l’immaginale è un vero e proprio mondo intermedio percepibile non con i sensi ordinari, ma attraverso l’uso dell’Immaginazione Creatrice (Imaginatio), facoltà quest’ultima che può essere allenata e di cui ha fatto ampio uso anche Carl Gustav Jung attraverso lo strumento dell’Immaginazione Attiva.

La funzione di Imaginatio, secondo le parole dello stesso Corbin:

“è la funzione universale liberatrice dell’Immaginazione attiva: tipificare, tramutare ogni cosa in Immagine-simbolo, percependone la corrispondenza tra il nascosto e il visibile.
E questa tipificazione delle realtà immateriali nelle realtà visibili che le manifestano, compiuta dall’ermeneutica spirituale in quanto funzione per eccellenza dell’Immaginazione attiva, costituisce il rinnovamento, la ricorrenza tipologica delle similitudini: ed è precisamente in questo che consiste la creazione rinnovata, che ricorre di momento in momento”.

(H.Corbin, “L’imagination creatrice dans le soufisme d’iBn Arabi)

e secondo Mino Gabriele:

“Immaginare significa agire coscientemente attraverso se stessi attraverso rappresentazioni”

che quindi implica una azione, una vera e propria operazione consapevole.

L’immaginale è quindi una azione propria del mundus imaginalis, “la zona intermedia tra corpo e spirito, tra Cielo e Terra, ove è possibile spiritualizzare il corpo e corporificare lo spirito. E’ un luogo in cui è possibile accedere attraverso uno svelamento progressivo, passando dal manifesto al nascosto.

E’ necessario allenarsi, come dicevo, ed è necessario avere qualche cosa che faccia da guida per evitare di perdersi nel mondo della fantasia. Questa guida, normalmente rappresentata dal Maestro, può essere ricercata anche negli insegnamenti iniziatici come l’Astrologia e nel mito, avendo l’accortezza di ricordarsi che il mito è sì una realtà psicologica, un fatto psichico, ma non è assoluto. 

I promotori dell’Immaginale

I Colloqui di Eranos (che in greco indica il banchetto nel quale ognuno porta qualcosa) ebbero inizio nel 1933 per volontà di Olga Frobe-Kapteyne di Rudolf Otto.

L’ambizioso progetto era quello di riunire, in una sorta di “scuola di ricerca spirituale”, i maggiori studiosi di religioni orientali e occidentali dell’epoca. E tra questi abbiamo Martin Buber, Carl Gustav Jung, Henry Corbin, Mircea Eliade, James Hillman, Gilbert Durand, Erich Neumann, Gershom Scholem, Paul Tillich, Heinrich Zimmer, Giuseppe Tucci ed Ernesto Buonaiuti.

Accanto ad Henry Corbin, che ho citato doverosamente come pioniere di quello che poi è stato definito “approccio immaginale” come è oggigiorno conosciuto, abbiamo le ricerche e gli studi di filosofi e psicologi che hanno proprio in Eranos una esperienza cardine e che hanno, ognuno a modo suo, cercato di “corporificare lo spirito” inserendoli all’interno di teorie e di sistemi.

Gaston Bachelard

26 giugno 1884, ore 11:00 (Bar-Sur-Aube, France)

Filosofo della scienza e della poesia, scrisse e indagò molto riguardo al collegamento tra la facoltà immaginale e quella razionale, tra idealismo e materialismo. Focus delle sue indagini è stato soprattutto la parte onirica, la rêverie, quel “varco che mette in comunicazione il mondo notturno con il modo diurno, la tenue fascia in cui i due mondi sfumano l’uno nell’altro.”.

Oggetto d’indagine è appunto quella discesa nel mondo infero, quello dei sogni, di cui anche James Hillman scrive, ma lo scopo per Bachelard non è l’analisi. Siamo molto lontani dall’interpretazione del sogno di Freud in cui il simbolo ha una accezione unica.

Le immagini per Bachelard sono parte di un crogiolo che produce altre immagini e muta nel tempo.

Lavorò sui 4 elementi nella poesia, lavoro poi ripreso dall’allievo, Durand, che diede struttura a ciò che il suo maestro aveva iniziato con questa opera monumentale.

Gilbert Durand

1 maggio 1921, ore 9:30 (Chambéry, France)

Antropologo e saggista francese, allievo di Bachelard, si occupò soprattutto dell’esplorazione dell’immaginario con l’esplicito scopo di riabilitarne la funzione “fantastica”, depotenziando il cosiddetto regime diurno che polarizza tutte le posizioni. Il suo è un lavoro importante sul simbolo e si pone in contrapposizione con Levi Strauss: per Gilbert Durand una immagine non è mai segno arbitrario, ma simbolo in grado di impregnare.

Carl Gustav Jung e Henry Corbin

Carl Gustav Jung è conosciuto ormai da chiunque: psichiatra e psicoanalista svizzero, padre della Psicologia del Profondo, ebbe fin da giovane interessi considerati eccentrici (basti sapere che la sua tesi di laurea fu proprio sui “fenomeni occulti”) e fu il primo dei suoi tempi ad interessarsi alla psicopatologia dandogli una accezione di linguaggio del rimosso nell’esperienza di esplorazione di quello che Goethe, nel suo Faust, chiamava “regno delle madri”.

A partire dall’approccio rivoluzionario di Carl Gustav Jung (1875-1961) nel prendersi cura della psiche, tutto il mondo collegato al sapere e alla cultura, non solo psicoanalitica, ha visto un interesse crescente per ciò che accade nel mondo interiore. Dalla reclusione del folle stiamo progressivamente passando al tentativo, messo in pratica in tempi recenti da Franco Basaglia, di integrare razionale ed irrazionale attraverso la conoscenza di se stessi.

Ma questa non è una strada in discesa e… diciamocelo: c’è ancora tanto da fare e la strada è ancora lunga.

Nel pregevole e poetico libro di Marina Barioglio, compianta ricercatrice dell’Immaginale assieme a Paolo Mottana, “Nel regno dell’immaginazione. Da Jung alla pedagogia immaginale” emerge una figura di Jung molto ispirato dal mondo femminile e il lettore viene condotto alla scoperta di ciò che lega questo studioso al mondo delle immagini. Il Liber Novus, il cosiddetto Libro Rosso, la più potente raccolta di immagini della sua vita era talmente intimo -e sacro, a mio parere- che lo stesso Jung desiderava che restasse segreto.

Come accennato, importante convergenza spazio temporale tra Henry Corbin e Carl Gustav Jung, è stata attorno all’esperienza congressuale di Eranos.

Dallo scambio avvenuto tra i due, non scevro di tensioni perché i due studiosi partivano da un atteggiamento diverso (psicologico uno e metafisico l’altro), è nata una dialettica interessante tra il costrutto junghiano di “archetipo” e le “idee immagini” di Corbin.

Scrive Henry Corbin, del suo rapporto con Jung:

“Tutto ciò che lo psicologo enuncia sull’Imago prende, per il metafisico, un senso metafisico. Tutto ciò che quest’ultimo enuncia è interpretato dallo psicologo in termini di psicologia. Da qui tutti i malintesi possibili. Perciò, dicevo poc’anzi, che, dopo essersi informati l’un l’altro, bisogna accettare la separazione inevitabile nel momento dovuto.”

È interessante sapere che Jung tenne ad Eranos ben 14 conferenze tra il 1933 e il 1951, mentre Corbin tenne 25 interventi tra il 1949 e il 1976.

Ma è con James Hillman (1926-2011) che assistiamo alla possibilità di mettere assieme i concetti mistici di Henry Corbin, come “mondo immaginale”, in chiave psicologica senza cadere nel rischio di letteralismo a cui anche James Hillman fa accenno nelle sue opere.

James Hillman

12 aprile 1926, ore 10:20 (Atlantic City, New Jersey)

Psicologo e analista americano, amante della cultura europea, è il padre dell’evoluzione della psicologia del profondo chiamata Psicologia archetipale; egli era fermamente convinto che la psicoterapia debba essere una terapia delle idee e una educazione alle immagini e che debba coinvolgere la collettività e non solo il paziente che inizia una terapia.

Gli archetipi, nella visione hillmaniana, sono la radice di tutti i miti umani e si esprimono attraverso immagini per poter far esprimere l’Anima che utilizza appunto il linguaggio del mito per maturare e fiorire. Il Fare Anima. Malattia, per Hillman, sono gli dei a cui non viene più dato spazio perché l’essere umano ha perso la capacità di narrarsi come microcosmo.

Immaginale e astrologia: unione di due mondi

L’universo immaginale, come abbiamo visto, è reale ed è in rapporto all’universo sensibile degli oggetti che sono semplicemente quindi un riflesso del primo.
Ed è così che possiamo quindi intendere la cosmogonia astrologica: quando noi parliamo di zodiaco e pianeti, stelle fisse, asteroidi, lo facciamo rivolgendoci ai miti sottostanti e a livelli metafisici, a stati specifici (la natura del pianeta) di quei mondi.

Il punto di contatto tra teorie dell’immaginale e astrologia noi lo dobbiamo proprio a James Hillman che, in un suo intervento magistrale di qualche anno fa, fa dono del suo punto di vista:

“Voglio essere chiaro: non ci credo, non la pratico, né capisco come funzioni, anche se l’astrologia è uno dei linguaggi di base in cui formulo le mie riflessioni psicologiche. Semplicemente, per me, l’astrologia riporta gli eventi agli Dei. Tutto dipende dal fatto che le sue immagini provengono dal cielo. Essa invoca in senso metaforico, poetico, mitico, politeistico, ciò che è imprevedibilmente reale. Questo è ciò che rende l’astrologia un’arte, un linguaggio, una maniera di pensare, terribilmente efficace. Nella mente popolare è la conferma di una grande tradizione che ci tramanda che gli esseri umani vivono in un cosmo intelligente, che dà risposte più grandi di quanto possano essere le domande umane.
(…) diventeranno spunti di meditazione, immagini simboliche di una più vasta produzione mitica; esse diventano doni degli Dei, archetipi.”

Come scrive Joseph Campbell, altro personaggio importante che ha frequentato Eranos:

“ Per quanto mi riguarda io credo che siamo debitori sia all’immaginario e all’intuizione poetica del mito, sia al genio della mente duttile; mentre alla mentalità rigida dobbiamo solo la riduzione a religione [istituzionalizzata]. Per quanto ne so negli stessi miti l’origine dei simboli e culti è sempre stata attribuita a individui visionari come gli sciamani, i sognatori, gli eroi spirituali, i profeti, le incarnazioni divine.”

La coscienza: ponte tra due mondi

È la coscienza che si avvia verso una trasformazione che implica un diverso atteggiamento, una modalità della coscienza e una modifica della percezione in cui non trova più posto la distinzione dualistica razionale.

Nell’immaginale l’astrologo entra in un mondo percepito in cui il dualismo tanto caro a Cartesio e la razionalità aristotelica lasciano il posto a qualcosa di diverso.

La re-interpretazione e la ri-narrazione attraverso questo atteggiamento da parte dell’astrologo, che prende forza anche dall’onirico del Poeta, è qualcosa che può arricchire il modo in cui si parla delle stelle, dei pianeti e della nostra Arte e che nulla disconferma rispetto alla previsionalità pura a cui siamo tutti abituati.

Interpretare una carta del Cielo in questo senso, o cercare di carpire qualche suggerimento dai transiti significa diventare collaboratori del “fato” attraverso l’attribuzione di Senso.E’ vero, come insegnano gli astrologi indiani, che i pianeti sono dei Maestriche hanno la responsabilità di insegnarci, ma il modoin cui noi assorbiremo le lezioni dipende dalla nostra capacità di creare un contesto, una storia eroicase vogliamo, attorno agli insegnamenti che possiamo quindi vivere come vittime o come responsabili.

L’Angelo e l’Astrologia

Un accenno doveroso è al concetto di Angelo per Corbin, quell’essere intermedio, quel Sé verso cui siamo chiamati, e che per noi astrologi ben si riflette nellatrama del tema natale e nel concetto di daimon grecodi cui parla anche James Hillman. Daimon che astrologicamente non èun pianeta del nostro tema e che nello stesso momento è presente in tutti i pianeti in gioco, simboli di questo mondo interiore che noi impariamo a decodificare con l’esperienza e lo studio.

L’angelo è il mediatore, l’Ermete che mostra e indica qualcosa che tuttavia resta inattingibile sul piano reale, collocato in un’Altra storia, una iero-storia, così come gli avvenimenti avvengono in una geo-sofìa, un paesaggio mistico, che tuttavia ha i suoi boschi e le sue città, i suoi viandanti e le sue guide, gli Angeli appunto.

Paolo Mottana

L’irrazionale: solcare le acque dell’inconscio

Ogni astrologo che si rispetti, anche se il discorso vale per tarologi ed esperti di simboli, si trova di fronte ad un muro ogni qualvolta deve dare dimostrazione dell’Arte delle Stelle. Occuparsi di astrologia e di tutto ciò che è collegato al non-misurabile statisticamente ci espone spesso alla derisione (quando va bene) e all’attacco frontale.

Francoise Bonardel, nel suo magnifico libricino “L’irrazionale”, fotografa le due forze apparentemente contrapposte, razionalità ed irrazionalità, spiegando in che modo la nostra cultura ci ha portato, con le migliori intenzioni, a considerare l’irrazionale come una sorta di privatio boni arrivando di conseguenza ad una inconscia demonizzazione delle pratiche irrazionali.

Il famoso “Conosci te stesso” socratico è ormai diventato un motto dell’esercizio del pensiero, dell’empowerment teso alla performance. Eppure… l’essere umano non può essere appiattito ad una sola dimensione, quella del pensiero logico razionale, perché sparirebbero in un momento anche le propensioni poetiche e musicali, la mistica, la coltivazione di stati alterati dell’essere che possono essere “solo” patologicizzati, ma che sono nell’esperienza qualcosa di profondo e irrinunciabile per la crescita.

Parte del terrore dell’irrazionale e della follia è dovuta anche alla diffidenza su ciò che avventurarsi in certe acque può rappresentare: un lasciarsi andare a passioni incontrollate che anziché aprire ad una esperienza <fruitiva dell’assoluto> (L. Gardet), a seconda del paradigma sociale dominante (che sia più o meno collegato ad una dannazione terrena o ultraterrena) allontana dalla comunità.

“Ma Bosch sembra soprattutto voler ricordare la pratica medievale ancora in uso ai suoi tempi, che consisteva nel lasciar andare alla deriva lontano dalla città coloro che la loro <alienazione> rendeva indesiderabili: l’imbarco non è forse in procinto di diventare, proprio come la reclusione, pretesto per un’effusione delle inclinazioni che il razionalismo stava provando a educare per meglio padroneggiarle? E si sa verso quale <infinito> Pascal si dirà lui stesso imbarcato; mentre i romanzi di de Sade (1740-1814) descriveranno con minuzia in quale clausura alcuni libertini si consacrino per parodiare e profanare i rituali sacri.”

 Françoise Bonardel 

(Immagine di copertina: Leonora Carrington, “Angel Hunters”, 1950)

 



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