TarologiaTarocchiI Tarocchi e la medicina: dimmi come giochi e scoprirò chi sei

06/08/2019by Redazione1

di MariaGiovanna Luini

La Luna, il Sole: sono gli Arcani che oggi accompagnano la scrittura. Mi sono seduta alla scrivania e ho chiesto al mazzo di indicarmi la via migliore per entrare nell’argomento senza annoiare, senza ripetere da capo una storia che tanti conoscono: un medico, questo medico qui che sta scrivendo, scruta i pazienti anche giocando.

Se di gioco si può parlare quando si tratta di Tarocchi.

La Luna – energia femminile di luce e ombra, segreto e rivelazione, mistero e mutevoli umori, sensitività e poesia – suggerisce di lasciarsi andare all’istinto, chiedendo alla Voce interiore di venire fuori e raccontare.

Il Sole – energia del maschio che abbaglia e riscalda, razionale e pratica, divina e onnipresente – evoca la potenza dell’approccio scientifico, la certezza dei dati, l’elevazione della mente colta. Un po’ e un po’, dunque: istinto e ragione, fluidità di ingresso nell’ignoto e certezza illuminante.

I Tarocchi, nelle loro scorribande sulla scrivania del medico, sono questo: Luna e Sole a fungere da specchio per la psiche di chi li consulta. Ma non è forse anche la base della medicina vera, che adotta l’eccellenza della scienza insieme alla flessibilità dell’empatia?

Con buona pace di chi chiede se sia serio tentare di indovinare le cure usando gli Arcani Maggiori dei Tarocchi di Marsiglia (battuta pessima, solo una mente soffocata dal bozzolo della banalità può concepirla), i pazienti hanno chiaro che non si tratta di divinazione e nessuno ha l’intenzione di scherzare sulla loro difficoltà psicofisica.

Sanno che i Tarocchi sono immagini che spalancano porte, chiavi per serrature che altrimenti non si aprirebbero mai. E hanno voglia di rivelarsi a medici che si dimostrino pronti a intraprendere con loro la Via della Cura: hanno fiuto, scelgono in base al curriculum scientifico e alla sensazione di essere compresi, visti nell’unicità, osservati con la giusta curiosità e con amore.

Nessuno desidera essere o diventare un numero, un caso clinico, un riferimento in codice legato alla cartella di reparto o alla sede dell’ambulatorio di visita: se è vero che la relazione tra medici e pazienti ultimamente si è complicata è solo perché a un certo punto si sono lasciate indietro le vecchie tecniche di dialogo, di reciproca conoscenza. Lo scrutarsi parlando o assecondando argomenti non necessariamente riguardanti la salute è da sempre una parte fondamentale della cura: dei pazienti interessa il lato conscio, l’interpretazione soggettiva degli eventi e delle prescrizioni, ma anche – e tanto – l’inconscio.

E’ nel cosiddetto inconscio che si formano le reazioni istintive alla malattia e alla salute, i comportamenti incontrollabili, le aspettative reali e la voglia o meno di aderire al progetto terapeutico. Nell’oscurità lunare che portiamo dentro nascondiamo anche a noi stessi le vere ragioni per le nevrosi, per la sensibilità a questo o quello stimolo, per le preferenze evidenti in amore, alimentazione, professione, arte, autoconservazione. I medici dovrebbero conoscere le suggestioni dell’inconscio dei pazienti, considerando questa esplorazione una fase irrinunciabile della cura. Non si può delegare solo a psichiatri e psicoterapeuti uno studio che ha tanto peso nell’accettazione delle terapie: le vie di psicanalisi sono utilissime, è ovvio, ma integrano e non sostituiscono il dovere del medico di conoscere chi ha davanti.

Il problema è che l’inconscio non parla,non trova le parole: quando lo fa rischia di mentire.
Non per cattiveria, ma perché è un magma complesso strutturato su anni di esperienze e sull’eredità genetica, sulla storia culturale e sulla tradizione.
Come si può decidere di descrivere il contenuto dell’inconscio, non avendo la possibilità di esplorarlo in prima persona?
Giocando: ecco la risposta. Giocando con le figure colorate e sequenziali dei Tarocchi, per esempio.

I Tarocchi di Marsiglia: un gioco misterioso


I Tarocchi di Marsiglia sono miniere di simboli, e i simboli possono curare: molti approcci di cura orientali ricorrono ai simboli per aumentare la probabilità di guarigione dei malati, talvolta li affiancano ai mantra e alla potenza del tempo da trascorrere a contatto con la natura.
I simboli dei Tarocchi hanno colori, sfumature, dettagli piccoli o grandi che raggiungono i sensi e le porte serrate dell’inconscio: la libertà di essere in una fase giocosa dell’incontro con i medici favorisce uno stato di relax utile per esternare le reazioni istintive senza il timore di essere giudicati.

Stiamo giocando, quindi posso manifestarmi libera! Non devo scegliere le parole, il tono della voce, la posizione della testa e delle spalle: guardo le carte e l’istinto fa il resto, senza che io debba interferire.

Giocare, sciogliersi e reagire con ammiccamenti, sguardi, espressioni della mimica facciale, risate o esclamazioni è rivelare tantissimo di sé, permettere a chi ci cura di arrivare più in fondo, ancora più in là. E la proiezione della vita e delle relazioni sulle figure spiega i blocchi, le paure, le difficoltà di dialogo: la singolarità di ognuno fa esplodere una miriade di significati che il gioco con i Tarocchi stimola istante dopo istante.

Un’Imperatrice non è la Papessa: anche chi è ignaro di cosa sia un Archetipo ha una manifestazione di sé differente quando estrae questi due Arcani. E da lì sgorga prima un rivolo sottile, poi un torrente impetuoso: con il sorriso e le lacrime, lo stupore e la meraviglia, la curiosità e la spinta a scoprire ancora oltre la psiche e il corpo si lavano con l’acqua pura, fresca e dissetante della cura.

Esplorare il territorio affascinante e sconosciuto del paziente è dovere del medico sulla Via della Cura: altrimenti si può optare per la prescrizione di un farmaco in base al protocollo, ma non ci si deve stupire se “per scarsa compliance” (cioè perché il paziente osa disobbedire o ha qualche meccanismo speciale che rema contro) e la terapia non funziona.

 

Foto di copertina by Annie Spratt on Unsplash


MariaGiovanna Luini (pseudonimo di Giovanna Gatti) nasce sotto il segno dei Pesci con una poderosa Luna in Vergine.

E’ medico (chirurgia e senologia clinica), scrittrice (narrativa e saggistica), divulgatore scientifico, consulente di sceneggiatura.

Ha scritto romanzi, saggi, molti articoli giornalistici divulgativi e qualche fiaba. Nella saggistica ha pubblicato anche (ma non solo) a quattro mani con Umberto Veronesi, di cui è stata assistente medico personale nella Direzione Scientifica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO), Alberto Luini, Nicoletta Carbone e Marco Bianchi.

E’ curiosa, innamorata della scrittura e della cura degli altri, esperta di approcci medici e filosofici orientali e non convenzionali. Ciò che da sempre la guida, la attrae, la spinge è la Luce: siamo Energia e l’Amore ne è la forma più alta. Scrivere, incontrare i lettori, contribuire alla nascita di un film o di un pezzo teatrale, divulgare la scienza o raccontare il mistero di ciò che esiste dopo la morte fisica non è altro che profondo, gioioso Amore.
Trovate il suo alter ego medico nel sito www.giovannamariagatti.it

 

 

 

One comment

  • Gioia

    07/08/2019 at 19:05

    Quando ho bisogno di ricentrarmi, di entrare in contatto con una spiritualità offuscata dal fare quotidiano, mi dico: “Vediamo cosa ha scritto Giovanna, oggi”. Ed eccola qui. Ed eccomi qui: io seduta con dei Tarocchi che lei mi ha ispirato, attraverso il suo meraviglioso libro “I Tarocchi ti raccontano”, ‘tirando’ raramente le carte perché ancora è come se dovessi prepararmi ad esse, per adesso gustandole una per una. Il mondo è migliore, con lei.

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