Eventi astraliAsteroidiCerere, l’asteroide della Grande Madre

[Articolo apparso nel mese di Maggio 2020 sul blog-magazine “The Sun astrology.it”, blog di diffusione della cultura astrologica e simbolica]

Cerere (Ceres, 1) è stata la prima tra gli asteroidi ad essere scoperta sebbene inizialmente, come spiegato in un articolo precedente, il concetto di “asteroide” non fosse ancora nato e Cerere a partire dal 2006 non sia nemmeno più considerata un asteroide ma un pianeta nano.

Gli astronomi dell’epoca avevano dato inizio ad una forsennata ricerca dell’ottavo pianeta che secondo i calcoli si sarebbe dovuto trovare in orbita tra Marte e Giove. Ed è in questo clima frizzante che il primo gennaio 1801 viene dato l’annuncio della scoperta di “qualcosa” di luminoso nella costellazione del Toro. Parlare di “qualcosa” è qui d’obbligo perché inizialmente c’era estrema incertezza nella definizione della scoperta.

Stella? Pianeta? Cometa?

Giuseppe Piazzi, suo scopritore e direttore dell’Osservatorio astronomico di Palermo, non stava in realtà cercando un pianeta, bensì una nuova stella da inserire nel catalogo delle Stelle Fisse: al momento della scoperta Piazzi pensò si trattasse proprio di una stella fissa ma poi, osservando e registrando il suo movimento nei 24 avvistamenti che fece fino all’11 Febbraio 1801, prima di diventare cieco, arrivò a proporla come cometa aprendosi infine all’ipotesi si trattasse di “altro”:

“Avevo annunciato questa stella come una cometa, ma poiché non è accompagnata da alcuna nebulosità, e inoltre il suo movimento è così lento e piuttosto uniforme, mi è venuto in mente più volte che potesse essere qualcosa di meglio di una cometa.” (Giuseppe Piazzi).

La storia di Cerere, con le sue promozioni e declassamenti, è estremamente interessante dato che si tratta in ogni caso di un cambiamento di prospettiva all’interno delle conoscenze astronomiche dell’epoca e questo ha avuto, come tutte le scoperte, anche una ricaduta anche nella psiche collettiva.

Alcuni si chiederanno se il simbolismo associato al pianeta/asteroide sia solo una questione di nomi relegando quindi al “caso” l’attribuzione di caratteristiche al nuovo corpo appena scoperto.

Sebbene sia interessante vedere il principio di sincronicità in atto nell’attribuzione dei nomi ad alcuni asteroidi, quello che astrologicamente è rilevante è legato al momento della scoperta proprio come avvenne per i pianeti transpersonali (Urano, Nettuno, Plutone) arrivati alla coscienza umana nel corso di determinati periodi storici e cicli planetari (per un approfondimento di questi temi si veda il libro “Cosmo e Psiche” di Richard Tarnas).

I primi 4 asteroidi (Ceres, Pallas, Juno, Vesta) sono significativi soprattutto perché i loro nomi sono collegati a 4 dee del mondo greco-romano: avete mai notato che tra i pianeti classici abbondano gli dei e sono scarsamente rappresentate le dee?

Questo non deve farci pensare che la scoperta degli asteroidi e l’introduzione di una sfumatura più dettagliata del femminino (che non è solo il femminile) sia una rivendicazione “femminista”. Quello che è in gioco non è il predominio di un genere sull’altro, come alcuni frettolosamente concludono dando voce semmai alle proprie paure castranti, bensì l’individuazione di una strada che permetta, attraverso il simbolo astrologico, di arrivare ad una integrazione di parti rimosse dalla psiche.

Quello che gli asteroidi possono smuovere in termini di consapevolezza ha più a che fare con una dinamica dialettica tra le parti in gioco attraverso l’individuazione di contro-altari per equilibrare l’eccessiva polarizzazione su alcune caratteristiche considerate “desiderabili” a discapito di altre “sgradite”.

Il mito: la storia di Cerere-Demetra e Proserpina-Persefone

 

Il bisogno di mitologia è il bisogno di senso.
(C.G. Jung)

La dea latina Cerere, conosciuta dai greci come Demetra, è una delle dee madri dei raccolti (frugum matres) assieme alla dea Tellure di cui Ovidio scrive fosse “compagna di lavoro”. Essa rappresenta l’archetipo della Grande Madre intesa nella sua funzione senza tregua di nutrimento e cura. In alcune fonti viene associata a Tellure con cui Cerere condivide alcune caratteristiche: il contatto con il mondo dei morti, regno di Plutone, in seguito al fatto che l’aratro che apre le zolle di terra per preparare il terreno alla coltivazione richiama alla mente il ciclo di morte e rinascita. Il seme che viene deposto nel terreno morirà prima di rinascere a nuova vita, germogliando, e allo stesso modo i defunti, accolti dalla terra, riceveranno una nuova vita nell’aldilà.

Ed ecco spiegato uno dei motivi che vede questo asteroide collegato non solo alla generazione, alla funzione di supporto, alla crescita dei figli, al nutrimento e al cibo, ma anche appunto a tutto ciò che muore e si trasforma e, per le donne, alle fasi del ciclo (menarca, mestruazione, menopausa).

Figlia di Saturno e Rhea, essa è legata al concetto di prosperità, ricchezza del raccolto e al susseguirsi eterno dei cicli di morte e rinascita. La sovrapposizione con Demetra greca è ravvisabile anche in uno dei miti più famosi, ovvero il rapimento della figlia Proserpina (Persefone greca) ad opera di Plutone (Ade).

Il mito narra che Cerere/Demetra aveva una figlia molto amata, Kore (poi Proserpina/Persefone), con cui aveva un rapporto che possiamo definire “simbiotico”. Kore-fanciulla in chiave simbolica è l’immagine della prima fase di sviluppo dell’anima, dell’indifferenziato inconscio: rifacendoci alla tripartizione classica della dea con Kore abbiamo l’immagine della puella (la vergine) parte della triade con Cerere/Demetra (la madre, l’adulta) e con Ecate/Plutone (la crona, l’anziana).

Il mito di Cerere mette in evidenza la legge della natura che vede la vita susseguirsi nei cicli di nascita, morte e rinascita. Sebbene non sia questo il luogo adatto per una analisi numerologica più dettagliata, è sufficiente notare come il numero 3, con i suoi multipli, sia ricorrente in tutti quei miti che riportano alla morte/trasformazione: il numero tre porta infatti traccia della rottura della dualità (2+1) simbiotica ed è una struttura geometrica insita nella psiche umana ogni qualvolta vediamo in atto (o desideriamo) un cambiamento: seguendo il processo dialettico classico si parte da una tesi a cui si contrappone una antitesi per giungere a formulare una sintesi, una nuova posizione. 

(Per una maggior comprensione del bisogno di triangolazione consiglio il libro di Aldo Carotenuto, “Amare tradire”)

Tornando al mito, Kore/Persefone, mentre era intenta a raccogliere narcisi inebrianti assieme alle oceanine, viene rapita da Plutone (Ploutōn-Ade) in alcuni testi è descritto come fratello di Cerere/Demetra mentre altrove, con il nome di Ploutōn-Pluto (“ricco”), compare come figlio di Demetra stessa.

Sottolineo: rapita.
Non corteggiata, non sedotta.
Rapita.
Costretta a fare qualcosa che altrimenti non avrebbe fatto.

Il tema dell’esercizio della violenza è qui cardinale e nel mito abbiamo due dee che vengono sconvolte da un evento forzato.

Chi rapisce Persefone?

Sebbene sembri ci sia confusione e fusione di divinità diverse, in realtà questa diversa genealogia di Plutone rimanda anche a diverse funzioni della divinità stessa: come Ploutōn-Pluto la signoria sull’abbondanza e ricchezza che può scaturire dalla terra; come Ade, dio degli inferi e del regno dei morti, il regno nel mondo dei morti (tra i suoi attribuiti abbiamo, oltre al cane a 3 teste Cerbero, anche il serpente).

Mentre Kore si lascia inebriare dalla fragranza intossicante dei nercisi, il suolo si squarcia e dal sottosuolo emerge il carro di Ade: la fanciulla viene rapita e portata nel sottosuolo. Sempre il mito narra che l’urlo di Kore sia stato straziante, ma che solo tre divinità lo abbiano sentito: Demetra, Helios ed Ecate.

I misteri di Eleusi: una questione di assenza

Il mito qui introduce il cambiamento di stato: il trauma del distacco, ad opera di una terza forza, dà inizio a una nuova situazione.

Cerere-Demetra disperata piange la perdita della figlia per 9 giorni e 9 notti fino a quando incontra Ecate, la prima a rispondere all’ordalia e ai lamenti (volendo analizzare esotericamente il mito, il fatto che si strugga per 9 giorni e 9 notti non è casuale, come non è casuale che ogni “amputazione” sciamani avvenga attorno al tre e ai multipli di tre… Ma sto divagando)

Cerere dopo l’incontro con Ecate si rivolge ad Helios e con le informazioni ricevute riesce a ricostruire l’accaduto e, scoperto il colpevole, cerca inutilmente di convincere Zeus-Giove ad intervenire, ma la sua giurisdizione non arriva agli inferi.

Il mito poi continua con la fuga di Cerere-Demetra infuriata ed in lutto che si ritira ad Eleusi e la natura che si blocca: le coltivazioni non producono più cibo, la terra piomba nella carestia e tra gli esseri inizia a diffondersi miseria e disperazione. Psicologicamente possiamo incontrare in questa parte del mito lo stato mentale depressivo che lo psicoanalista Mario Trevi descrive come “energia psichica bloccata”: Demetra è arrabbiata, vendicativa, senza compassione mentre Persefone si trova nel sottosuolo per una catabasi rigenerativa.

In questa dinamica abbiamo un elemento molto importante di quello che poi si vedrà nell’analisi dell’asteroide: la sparizione (occultamento) attraverso l’intervento del dio che si nasconde (Ade) mette in moto il processo che porterà alla creazione dei Misteri di Eleusi, misteri iniziatici di discesa, trasformazione e rinascita dell’iniziato greco, ovvero la catabasi, elemento comune a tutti i processi di iniziazione.

Cerere comincia quindi ad assumere un volto molto meno scontato rispetto a quello limitato della Grande Madre che nutre e supporta, ma rappresenta la porta di ingresso del processo trasformativo.

Nella diade Demetra/Persefone abbiamo traccia anche del percorso della Luna nelle sue fasi di luce ed ombra e, comparando questo mito ad altri miti di bacini culturali diversi, abbiamo traccia anche di metodi di iniziazione come lo smembramento sciamanico (ad esempio Inanna appesa per tre giorni) al fine di raggiungere una nuova identità individuata e “staccata” dal lunare / materno. Troviamo anche traccia di quel rapporto pulsante e duale che Vicki Noble descrive nel rapporto tra “soror” e che si riassume nell’immagine dell’ascia bipenne: la dualità, il tao, è quello della divinità femminea ed oscura che si rigenera e rinnova nello scambio tra luce e ombra.

La Luna, nella sua fase nera, corre infatti incontro al Sole per raggiungerlo nella stanza in penombra della coniunctio oppositorum: sarà una Luna che ha attraversato gli inferi e le ombre, che ha fatto i conti con il suo lato oscuro, e che ha deciso di accogliere l’invito a diventare pienamente la Iside nera che ricostruisce il corpo smembrato dell’amante.

Il tema natale della scoperta

Nel momento della scoperta Giuseppe Piazzi propose come nome quello di “Ceres Ferdinandea” in onore sia della dea protettrice del frumento e della Sicilia, Cerere appunto, che di re Ferdinando III. L’aggettivo “Ferdinandea” è stato quasi subito abbandonato dalla comunità scientifica poco incline, per mantenere una certa imparzialità, a tributi verso regnanti o personaggi importanti.

Il suo nome deriva da un’origine indoeuropea e la radice “kere” e significa colei che produce/che genera. Questo piccolo dettaglio è quello che ci permette di cogliere uno degli attributi principali dell’asteroide: il potere di generazione che si distingue da quello della creazione. La generazione è infatti un atto di perpetuazione che, nel suo rinnovarsi, è alla base della vita vegetale ed animale.

La festa romana Cerialia (19 Aprile) era celebrata proprio in onore di Cerere e potevano parteciparvi solo le donne: esse, come specifica Renzo Badini, si recavano al mattino in processione al tempio dove una di esse si nascondeva, simulando il rapimento di Proserpina/Persefone, e sarebbe riapparsa solo la sera dopo essere stata cercata per tutto il giorno dalle altre donne munite di torce, uno degli attributi della dea. Dopo questo ritrovamento simbolico, che riproponeva in chiave mondana i riti di Eleusi, avevano inizio i banchetti.

Cerere veniva rappresentata con in mano una lunga falce (ripresa nel simbolo usato per identificare l’asteroide) che ha molte similitudini con il simbolo di suo padre, Saturno. Nel caso del simbolo di Cerere abbiamo una mezzaluna che sovrasta una croce, metafora che il principio spirituale anima la materia (il corpo). La dea Cerere è spesso ritratta alla guida di un carro trainato da uno o due serpenti. Il simbolo del serpente (come abbiamo visto con Plutone) non deve sorprendere dato che esso, prima di essere demonizzato dal Cristianesimo, era uno dei simboli collegati alla vita, alla morte e alla capacità di rinascita ed è un attributo importante di tutte le divinità legate alla trasformazione e al mondo dei morti.

Come anticipato è molto interessante, al fine di comprendere gli attributi che sono stati assegnati all’asteroide dal punto di vista astrologico, osservare la carta dell’evento della scoperta.

Nel momento dell’avvistamento Cerere si trovava a 23°23 del segno del Toro, in quadratura a Saturno  posizionato del segno del Leone molto vicino all’ascendente Leone. Si trovava sul piede eclittico della stella Algol (beta Persei), stella bipolare e pulsante, definita malefica dalla tradizione astrologica. Algol è “la testa del demonio” e viene rappresentata appunto dalla testa di Medusa che Perseo decapita. Medusa, la regina dai capelli di serpente, è collegata al potere femmineo di veggenza, profezia, guarigione. Non possiamo sapere se Giuseppe Piazzi fosse a conoscenza della cosa, ma fa particolarmente impressione trovare la Medusa, circondata da spighe di frumento, anche sulla bandiera della Sicilia collegando appunto i due miti in un evento sincronicistico non indifferente. 

Il mondo greco introduce Medusa nella sua mitologia come “la più bella tra le sorelle gorgoni”, maledetta da Atena a causa della dissacrazione di uno dei suoi templi. Perseo, eroe solare ed emblema dei frettolosi metodi apollinei nella risoluzione dei problemi, la decapita per donare poi la testa ad Atena che la inserisce nel suo scudo.

Abbiamo con Medusa e con Algol un ulteriore conferma della natura astrologica di Cerere che si carica della natura gioviale-saturnina della stella. Algol richiama il termine “alcol” e ci sono pochi dubbi che questo sia perfettamente inseribile nel mito di Cerere e in particolare sia legato a suo figlio Iacco, uno degli epiteti di Dioniso, che era preposto all’apertura dei misteri di Eleusi: la bevanda sacra, il ciceone, era una mistura di acqua, orzo fermentato e menta (oltre all’ingrediente segreto): abbiamo probabilmente la sostanza alcolica o comunque qualche bevanda che aveva il potere di “far perdere la testa”.

È interessante anche considerare che Giuseppe Piazzi divenne quasi cieco dopo aver osservato per mesi Cerere: Algol è infatti una stella che si accompagna alla stella Capulus che causa, secondo la tradizione astrologica, cecità e problemi agli occhi.

Significato astrologico nel tema natale

Quando maneggiamo gli asteroidi dobbiamo essere ancora più accorti di quando interpretiamo un pianeta. Sebbene la posizione di Cerere per segno e per casa astrologica possa darci delle indicazioni importanti sul modo in cui abbiamo ricevuto nutrimento, sul contenimento e sulla nostra capacità di nutrire gli altri come anche la nostra capacità di separarci ed individuarci osservando quali sono le “resistenze”, Cerere come tutti gli asteroidi diventa particolarmente parlante (importante) se in aspetto (congiunzione, opposizione) per longitudine e per declinazione ad uno dei pianeti del tema natale, soprattutto se questi pianeti sono i personali (Mercurio, Venere, Marte) o i luminari.

Cerere si trova a suo agio (ha il domicilio) in Toro, Cancro e Vergine e ogni segno smuoverà aspetti diversi del mito. In Toro parla dell’esperienza della simbiosi attaccamento, come anche di separazione e perdita, nel Cancro il tema del nutrimento e simbiosi, nella Vergine il rito e il lavoro.

Il segno di Cerere ci darà indicazione dello stile e del nostro rapporto con il nutrimento, fisico, affettivo, spirituale, ed è per questo che se inserita in configurazioni disarmoniche può lasciar intravedere la presenza di qualche complesso legato all’alimentazione, al materno castrante/soffocante, alle dipendenze affettive oltre a qualche dettaglio sulla percezione di difesa (o assenza) “dell’innocenza” da bambini. Si tratta comunque di un elemento sempre evolutivo e non di una condanna e la casa in cui si inserisce ci indica quale sarà il luogo in cui cerchiamo nutrimento ed eventuali compensazioni: per esempio una Cerere in quarta casa, uno dei suoi settori assieme alla seconda e alla sesta, indicherà la vita domestica come luogo percepito come importante per il nutrimento e il contenimento, specie se congiunta al Fondo Cielo, e lascerà nella persona (proprio come il mito mette in evidenza) l’attivazione emotiva attorno ai temi di perdita e ritorno delle persone amate.

Chi ha una Cerere importante nel tema esplorerà l’importanza della trasformazione degli attaccamenti imparando il valore della separazione nel processo di crescita. Cerere può indicare anche una eredità, in termini di sogni ed aspirazioni non realizzati, che la madre trasmette al/la figlio/a. Si tratta, come spiegato, di un asteroide che richiama una simbiosi che andrà elaborata e sciolta al fine di non liberare il potere distruttivo di Cerere nella sua fase infuriata. Madre-figlia sono qui elementi interiori che comunicano tra loro e che possono proiettarsi all’esterno anche nella creazione di rapporti di co-dipendenza.

Il rapimento di Persefone, come anche l’istituzione dei misteri di Eleusi (che erano rituali di morte e rinascita), ci porta nel mondo dell’aldilà immaginale e dà il via al cambiamento e alla trasformazione evolutiva: è la rinuncia al controllo che permette di accedere all’esperienza di individuazione (e quindi si separazione dalla matrice inconscia, Demetra) del numinoso, la divinità in noi.

Proprio come dea dei misteri di Eleusi, Cerere governa il bisogno di comprendere pienamente il processo della morte in modo di integrare la paura.

Come scrive Demetra George “per prepararci al momento della morte è necessario sperimentare tante piccole morti ogni giorno e il processo di lasciar andare.”.

Temi chiave di Cerere 

  • Amore incondizionato, nutrimento, autostima;
  • Perdita, rifiuto, lutto, rabbia;
  • Lasciar andare e separazione;
  • Trasformazione e cicli psicologici di rinnovamento;
  • Abbondanza, produttività, lavoro;
  • Riti di passaggio
  • Morte e accompagnamento alla morte (hospice)
  • Misteri e riti di sangue;

Carta d’identità astrologica di Cerere

Scoperta: 1 Gennaio 1801, ore 20:43, Palermo

Da chi: Giuseppe Piazzi (nato a Ponte di Valtellina il 16/07/1746)

Classificazione: fascia principale asteroidi, dal 2006 “pianeta nano” assieme a Plutone, Eris, Haumea, Makemake.

Diametro: circa 950 km

Dettagli del momento della scoperta
Costellazione del Toro
Posizione sull’eclittica: 23°23’ Toro
Ascensione retta: 051°51’
Declinazione: +15°34’
Latitudine: – 03°10’

Periodo orbitale: 4,6 anni terrestri

Colore associato (DG): verde e nero-blu;

Direzione: Nord

Elemento: Terra

Segni: Vergine, Cancro, Toro

 

 

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