Eventi astraliCuriosità astrologicheLa dodicesima Casa: il karma e le prove

La dodicesima Casa è, assieme alla Quarta e all’Ottava, un luogo di Mistero.

È il settore del nostro tema natale in cui possiamo immergerci per incontrare noi stessi nella nostra interezza avendo a disposizione sogni, ricordi, immagini ed esperienze. È descritta come una Casa estremamente difficile e, come scrive Deborah Houlding:

“è una casa molto sfortunata, associata ad eventi tristi, dispiaceri, angosce, alle tribolazioni, alla cattività e all’imprigionamento, alla persecuzione e al lavoro duro, a tutti i tipi di afflizioni e autodistruttività.”.

Se questa è la descrizione che la tradizione dà di questo settore, va da sé che essa sia guardata con paura e sospetto.

Eppure la letteratura astrologica la descrive anche come tappa e destinazione del proprio pellegrinaggio sacro, cioè il proprio viaggio iniziatico, che porterà alla fine alla vera libertà.

Elementi fondamentali del viaggio sono i ricordi, le abitudini e tutto quello che, comunemente, passa sotto il nome di karma.

L’astrologia karmica

Come ho già avuto modo di scrivere anche in altri articoli, il tema natale, ovvero l’istantanea del Cielo al momento della nascita, a seconda di quello che si va cercando può essere analizzato utilizzando diversi strumenti di indagine e differenti approcci, tutti validi nelle mani dell’astrologo preparato, che si rifletteranno in numerose diverse tecniche e “sguardi” utili a dare indicazioni per elaborare una interpretazione.

E sebbene per una minuziosa analisi (sia genetliaca che oroscopica) siano sufficienti gli elementi classici (pianeti tradizionali, case astrologiche, rapporti, transiti, progressioni, ecc.) per ottenere una buona interpretazione, di pari passo alla crescita ed evoluzione dell’interesse per le questioni dell’anima -di “scoperta interiore”- si sono via via aggiunti anche altri elementi che possono dare sfumature di analisi aggiuntive.

Alcuni di questi elementi sono nuovissimi (come ad esempio gli asteroidi), altri sono appannaggio di branche specifiche dell’astrologia come ad esempio l’astrologia karmica: l’analisi delle Lilith (perché con il nome “Lilith” non abbiamo solo l’apogeo lunare, ma anche un asteroide e ), dei segni intercettati, i pianeti retrogradi, quelli isolati, il punto vertex, i nodi lunari e, appunto, l’analisi della condizione della dodicesima Casa.

Ogni approccio astrologico interpreterà quanto è scritto nel tema natale applicando regole e presupposti propri di quel particolare sistema avendo come bussola uno dei presupposti base dell’arte astrologica: la ricerca di un’armonia e di una coerenza.

Non è inusuale al giorno d’oggi sentir parlare, in ogni ambito della spiritualità, di vite passate, di karma, di regressioni, di anime e fiamme gemelle che si re-incontrano per stare per sempre assieme e portare avanti una parte di cammino, segnale questo che l’interesse per queste teorie è sempre forte anche per una cultura che non ha, almeno dichiaratamente, una visione reincarnazionista.

Nel corso dei primi del 1900, quando l’astrologia ha cominciato ad essere portata all’attenzione del grande pubblico (e non sappiamo ancora se questo interesse sia segno di un desiderio profondo oppure di un qualcosa di costruito -la questione è dibattuta-), si stava diffondendo l’interesse per il mondo degli spiriti, per l’impalpabile sull’altare dell’irrazionalità, e nello stesso momento la cultura orientale cominciava a diffondersi anche in Occidente. La rilettura teosofica dell’Oriente ad opera di Madame Blavatsky getta le basi per il movimento New Age e si è cominciato da allora a sentir parlare sempre di più di karma anche in Occidente.

E così anche l’Astrologia si è adattata a questo nuovo filone di ricerca assorbendo appunto dall’Oriente alcuni concetti che adesso sono diventati di dominio pubblico e che purtroppo, duole dirlo, sono stati anche pesantemente deformati rispetto a quanto trasmesso nelle tradizioni d’Oriente.

Al di là di alcune fantasiose applicazioni di quello che si vorrebbe far passare come astrologia karmica, ad uso soprattutto di chi piuttosto che studiare preferisce farsi guidare dalle sensazioni e da linguaggio aulico, essa in realtà si pone come obiettivo quello di trovare traccia del compito esistenziale della persona secondo il karma operante che si concretizza attraverso abitudini e desideri sospesi.

Cosa si intende per Karma?

L’etimologia del termine ci dà un’idea: di derivazione sanscrita, “karman” indica semplicemente l’azione compiuta dall’uomo e, secondo Stefano Piano, “indica gli effetti dell’azione e in particolare la ferrea legge di retribuzione delle opere che rende ciascuno responsabile del proprio destino.”.

Esso è quindi molto lontano dalla descrizione contaminata dalla visione morale di una colpa, un peccato che verrà “espiato” con la nuova incarnazione (e quindi sostitutivo in sostanza di un un inferno cattolico), del mero discostarsi da “ciò che è giusto” (deciso da chi? quando?) che piace tanto all’Occidente monista.

Esso presuppone semmai una presa di consapevolezza, una conoscenza di un meccanismo che intreccia cosmo e terra e, detto in altri termini, un confronto tra “destino” e “libero arbitrio”. Il libero arbitrio, inteso in questo senso, non è quindi tanto fare ciò che passa per la testa, bensì conoscenza e liberazione dall’ignoranza e adesione a ciò che si è e si Vuole.

Il Karma, inteso in questo senso, è libero da giudizi morali che vedono nella reincarnazione l’inevitabile “punizione” per aver commesso qualche peccato (ma peccato secondo quale precetto?).

In questa descrizione è chiaro che non è tanto ciò che il tema natale descrive ad essere la discriminante, quanto piuttosto il presupposto o i presupposti alla base della lettura. Uno dei presupposti di questo tipo di astrologia è che l’attuale incarnazione sia frutto di una ri-nascita o che comunque in qualche modo la persona abbia scelto di incarnarsi con alcuni obiettivi esistenziali ed evolutivi. Sono temi, questi, che possono creare alcune resistenze, specie in una cultura come la nostra in cui l’abitudine è quella di pensare che in un determinato momento veniamo al mondo, facciamo delle esperienze nel corso della vita e poi, alla fine di tutto, moriamo e ci attenderà l’inferno, il purgatorio o il paradiso. 

La reincarnazione

Lasciatemi prima di tutto dire una cosa in maniera chiara: il tema natale, per quanto completo nei suoi elementi, è solo uno scheletro che permetterà una decodifica applicando determinate regole e, applicando le regole dell’astrologia karmica, sarà possibile intravedere azioni lasciate sospese da qualche vita passata (ma sarà veramente la “propria” vita passata? E se non è la propria, perché non si è mantenuta memoria di un Io, sarà la vita passata di chi?).

Ma raramente sarà possibile avere certezza che persona-Peppino sia la reincarnazione di persona-Peppuccio vissuto secoli fa, anche se ci assomiglia tanto tanto tanto: per una situazione di questo tipo Peppino dovrebbe aver sviluppato, stando alla tradizione, una Coscienza realizzata.

Un io che attraversa le nebbie del tempo (o che è in grado di attraversare gli inferi) mantenendo fermo il focus sul centro di coscienza realizzato. In poche parole: che si opponga al processo disgregativo post mortem.

Non è una bazzeccola se ci pensate: normalmente la psiche si lascia impressionare per molto meno (basta una pubblicità ben congegnata per portare le persone ad ammassarsi in fila davanti a qualche negozio/ristorante mettendo in scacco la “coscienza”), lasciando il comando di volta in volta a diversi aspetti della personalità (chiamate in epoca moderna sub-personalità).

Questo è ciò che tutti sperimentiamo, chi più chi meno: come è possibile pensare che in tutto il mare dei desideri che nascono e muoiono ogni giorno possa emergere “naturalmente” un io focalizzato che si sposta da una incarnazione all’altra?

Chi è in grado di farlo (stando a quello che dicono le tradizioni iniziatiche), lo fa traghettando la coscienza da una vita all’altra per portare avanti un obiettivo e non un flebile desiderio. E anche nel caso di personalità di questo tipo (stiamo parlando di esseri umani che hanno alle spalle un notevole lavoro in termini spirituali ed iniziatici) dal punto di vista astrologico oltre a dettagliati calcoli che prendono in esame non solo i due temi natali comparati, ma anche eventi delle vite delle persone coinvolte e vere e proprie prove (ricordi, riconoscimento di luoghi, riconoscimento di oggetti, facilità nel padroneggiare certe tecniche, ecc.).

E quindi, anche se è piacevole e lusinghiero pensarci reincarnazione di tal principe o principessa, di quel filosofo o di quella esoterista, di gruppi interi di occultisti che si re-incarnano assieme in una legittimazione reciproca (“Ti ho riconosciuto, sei dei nostri”),  a meno che questi “ricordi” non siano accompagnati da evidenti prove (rintracciabili anche astrologicamente) si tratterà al massimo di un piacevole trastullamento dell’ego (legittimo e divertentissimo!) oppure, in alcuni casi, di un goffo tentativo di ottenere credito e credibilità su ciò che un’altra persona ha fatto in vita.

La dodicesima Casa: la locanda dei miei demoni

Per quanto riguarda la “conoscenza del proprio karma”, come mi è stato chiesto qualche settimana fa da una lettrice di questo blog, essa è possibile attraverso gli strumenti forniti dall’astrologia e si andranno a leggere diversi elementi del tema. Molto sarà contenuto nella dodicesima Casa, definita la casa dei nemici, del cattivo Daimon (il kakodaimon) governata da Giove/Nettuno e luogo di gioia di Saturno.

Come scrive Giuliana Pandolfi:

“La dodicesima casa è un luogo oscuro perché raccoglie tutto ciò che è segreto in quanto segreto e nascosto dal soggetto agli altri, o dagli altri al soggetto, da cui l’antico significato attribuito alla Casa di ‘nemici nascosti’”.

e

“Essendo l’ultima casa, essa chiude un ciclo di manifestazione vitale, qualunque esso sia: una vita, un anno, un mese… e quindi le è inerente un significato di ultima opportunità prima di iniziare un nuovo ciclo nella prima casa. (…) Nell’ultima casa deve svolgersi un esame di coscienza in seguito al quale devono essere affrontate tutte le situazioni psichiche rimaste sospese.”.

La domanda che si impone qui è: sospese da quando?

Ed è qui che l’astrologia mostra la sua grandezza: il tempo osservato è generalmente quello di questa vita, ma nella dodicesima è possibile leggere anche quanto è rimasto in sospeso nelle vite precedenti. Non come entità (io-persona che ha fatto quella specifica cosa là), ma come tendenze, abitudini cristallizzate, che a seconda della natura indagati della persona possono essere in larga parte inconsce.

Di quello che è contenuto in dodicesima Casa, infatti, siamo sostanzialmente ignoranti. Essa corrisponde, in relazione al ciclo della Luna, all’ultima fase prima del novilunio, a quella fase che viene chiamata “Luna Oscura” o anche “fase balsamica”.

Nella dodicesima Casa vediamo in quale modo chiudiamo i nostri processi, come mettiamo la parola fine, come andiamo incontro alle prove della vita prima di immergerci nell’esperienza dell’unità, quando tutte le contraddizioni si sono risolte. Ed è per questi motivi che la dodicesima è anche la Casa in cui sono depositate tutte le immagini archetipali per noi importanti, quelli che Dane Rudhyar descrive come angeli di luce e nello stesso momento come guardiani della Soglia (funzione che dal punto di vista degli insegnamenti iniziatici viene attribuito a Saturno che ha nella dodicesima la sua dimora di Gioia).

La dodicesima Casa è una soglia tra il passato e il futuro, è connessa (assieme alla Quarta e alla Ottava) al mondo di sotto dove possono aver luogo morte e rinascita. In quanto tale rientra di diritto nella definizione di luogo liminale, luogo intermedio e sospeso, e che contiene in potenza tutto il concepibile dell’essere umano.

Non è forse più utile partire da ciò che si ha, da ciò che è presente, e analizzare/lavorare su se stessi sulla base di alcune indicazioni contenute nel proprio tema natale?

Come scrive Demetra George:

“Quando consideriamo il nostro passato inconscio sotto questa luce, possiamo acquisire chiarezza e compassione nella comprensione delle cause della sofferenza, della perdita, il dolore e nei pesi apparentemente ingiusti che possiamo trovare nella dodicesima Casa. Quando non vogliamo guardare faccia a faccia i nostri irrisolti del passato, l’universo ci forzerà a farlo. Questo è il motivo per cui la dodicesima Casa è collegata anche all’imprigionamento-ospedalizzazione non volontari. L’isolamento continuerà fino a quando non avremo risolto le questioni. (…)”

Quelle tendenze automatiche, quel karma che agisce, può essere allora tranquillamente qualcosa che è stato lasciato in sospeso da qualcuno oppure da noi stessi in qualche fase della nostra vita: si tratterà di una tendenza, magari ereditata, di un modo di interpretare ciò che ci accade. Si tratterà, in sostanza, della nostra descrizione della realtà, della nostra storia personale, per dirla alla Castaneda, che potrà essere superata andando a caccia e tendendo agguati.

Quella rabbia che esce e che non sappiamo da dove nasca e che ci mette in balia di eventi sempre uguali, quella paura con cui non riusciamo a fare i conti e che ci porta a scappare, quell’invidia che ci porta a tramare nell’ombra diventando distruttivi…

Non sono tratti di cui facile andar fieri, vero?

Il motivo della gran parte delle rimozioni è tutto lì: nascondo sotto il tappeto nella speranza che scompaia.

E questo è un meccanismo psicologico innato: i meccanismi di difesa reprimono non solo gli impulsi “disagevoli”, ma anche le memorie associate. Ma siccome nulla si distrugge veramente, esse verranno relegate nell’ombra ed assumeranno fattezze d’ombra e potranno venire a trovarci, ad esempio, durante i sogni.

Nella dodicesima Casa possiamo cominciare ad intravedere quali sono le immagini associate all’Ombra.

Interessante che la dodicesima sia anche la Casa dei sogni, vero?

Queste caratteristiche possono essere state anche di qualcuno nato e vissuto prima di noi, con cui abbiamo una affinità, ma senza che questa esistenza precedente ci definisca.

Ed ecco che possiamo spostare l’attenzione dalla personalità di questo “avo” che ci ha preceduto ad alcune sue caratteristiche che sperimentiamo come nostre, seppur attive in maniera inconscia.
Non è un caso si parli di inconscio perché, come ben sa chi ha esperienza di psicoanalisi, alcuni comportamenti nascono veramente da qualcosa che “non si sa da dove viene” e che, una volta scoperti, possono essere visti e accettati e, alcune volte, integrati.

Questi contenuti inconsci (personali, collettivi e prenatali) sono racchiusi proprio nella dodicesima Casa e quanto più sono urgenti nella manifestazione tanto più assumono la forma della compulsione. Ed è proprio questa compulsione, frutto di abitudine e vizi, che possiamo vedere come karma perché finché agisce indisturbato (“Sono fatto così”) la libertà si assottiglia e si innescherà in maniera automatica, a prescindere dalla volontà della persona.

Il complesso delle varie compulsioni, che nasce da dinamiche inconsce, per la mente antica e immaginale deve essere stata davvero sperimentata come una invasione nemica, demoniaca, disgregante. Ed ecco, in chiave psicologica, il senso della Casa definita “dei nemici nascosti”, del cattivo Daimon, inteso in chiave buddhista proprio come tutto ciò che è abituale, profondamente incistato nella mente e che non permette una vita serena.

[Un libro che consiglio sempre mettere meglio a fuoco nel concreto di cosa sto parlando, specie quando mi capita di avere dei consultanti con importanti XII Case, è il testo di Tsultrim Allione, “Nutri i tuoi demoni” che descrive delle pratiche della tradizione Bön proprio per lavorare su questi contenuti.]

È attraverso lo svelamento e la risoluzione di ciò che è contenuto nella dodicesima casa che possiamo agevolare una crescita e, in alcuni casi, una guarigione dell’Anima e questo proprio per la natura profonda di questo settore che ci metterà di fronte ai nostri limiti e a ciò che possiamo solo accettare.

Dal punto di vista dello sviluppo psicologico, nelle esperienze da dodicesima Casa noi abbiamo a disposizione gli strumenti per accelerare il processo di individuazione e di realizzazione attraverso percorsi che non sono sempre semplici. Questa accelerazione può avvenire attraverso pratiche spirituali che permettano di esplorare in relativa sicurezza i contenuti della dodicesima Casa come la meditazione, la psicoterapia, l’immaginazione attiva, la preghiera, i riti, la trance sciamanica, astrologia, divinazione, lo yoga e tutte le forme di iniziazione che traghettano la personalità da una fase all’altra.
Come per tutte le fasi critiche ci sono dei rischi perché nella dodicesima abbiamo a che fare con la potenza degli Archetipi allo stato puro, in maniera non mediata dal pensiero e dalle immagini, ed è per questo che essa è stata descritta come una Casa “nefasta”: essa è pericolosa perché si fa Soglia, dogana, ed è il luogo in cui si scommette molto perché si può guadagnare davvero molto.

 

 

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