PsicologiaLa tipologia junghiana: le 4 funzioni

17/09/2019by Redazione0

di Stefania Bonaldo

Eccoci a cercare di capirci qualcosa su quella che C.G. Jung chiama la sua tipologia psicologica.

Una premessa necessaria: proprio come avviene in ambito astrologico, anche in psichiatria e psicologia la suddivisione in categorie di determinati comportamenti e propensioni umane (atteggiamenti) nascono con l’intento di permettere una maggior comprensione e di ottenere alcune indicazioni generali che andranno poi corredate ed approfondite dallo studio del caso singolo, attraverso il percorso di analisi (per quanto riguarda l’approccio psicologico) che l’analisi del proprio tema natale (approccio astrologico).

Quindi l’intento non è quello di ricondurre tutti gli esseri umani a categorie immodificabili e inscatolare le personalità umane in biblici manuali (anche se poi l’essere umano, da bravo ossessivo-razionalista, ha ottenuto proprio questo risultato, rendendo i manuali diagnostici delle vere e proprie Bibbie da cui non si stacca mai).

Dopo questa breve e doverosa premessa, passiamo a vedere come Jung si orientava nelle sue osservazioni.

Atteggiamento Introverso / Estroverso

Tanto per cominciare Jung sosteneva, da buon psicanalista, che la vita psichica è animata da un’energia chiamata libido che si comporta esattamente come l’energia in senso fisico, con una direzione, un verso e un’intensità.

In base al verso di questa forma di energia, egli ha suddiviso l’umanità in due grandi gruppi, con due categorie di atteggiamenti completamente opposti nei confronti del mondo: l’atteggiamento estroverso e quello introverso. Attenzione! Questo non significa che l’energia psichica possieda un solo verso, anzi. L’energia psichica presenta entrambe le direzioni, una risulta predominante, l’altra invece opposta. Ciò significa che le persone con atteggiamento prevalentemente estroverso presentano comunque dinamiche introverse e viceversa.

Cosa significa in soldoni?

Bè, intanto possiamo già cominciare a capire una differenza sostanziale da una persona estroversa che necessita di stare sempre in mezzo alla gente, operare nel mondo, agire, parlare o fare qualcosa con un pubblico e invece chi, per sopravvivere emotivamente, è portato ad isolarsi, a tenere delle distanze e vivere più dentro che fuori, gli introversi (Una nota di colore: a questa categoria appartengono anche coloro da cui non ci si aspetterebbe mai un atto eclatante e poi, magari preda di una follia, fanno fuori la famiglia: “Era una persona così tranquilla! Chi l’avrebbe mai detto?”).

Bene voi direte: ho capito! L’estroverso è più sicuro nel mondo, l’introverso invece sta bene da solo.
Eh no! Magari fosse così semplice e nel mondo della psiche niente è semplice e lineare.
Questo perché dovete sapere, cari lettori, che l‘estroverso ha una paura folle che il mondo esterno lo invada , lo domini e proprio per proteggersi da questo terrore si proietta all’esterno nel tentativo di controllarlo (ricordate l’articolo sull’Ombra? Ciò che temiamo vogliamo controllarlo e cerchiamo di non vederlo dentro, ma fuori di noi), mentre l’introverso crede di non farcela fuori, ma questo isolamento lo nutre e lo fa sentire bene, quindi dipende dall’esterno molto più di quanto non creda.

Queste sfumature dei due atteggiamenti sono le controparti inconsce, che io chiamerei per semplicità controparti ombra.

Perché? Perché provate a chiedere ad un estroverso se ha paura del fuori, della gente, che il mondo gli entri dentro e se si rende conto che tutta questa energia nelle relazioni è mossa proprio da un bisogno di controllo. A meno che la persona non abbia già iniziato e sia a buon punto con la propria analisi, difficilmente lo ammetterà e anzi vi chiederà se avete l’illusione di conoscerlo bene. Ecco la controparte ombra, non conosciuta, negata.

Per l’estroverso è quindi l’introversione, per l’introverso l’estroversione. Provate a fare il contrario, cioè a chiedere ad un introverso se si rende conto che è il mondo fuori che lo alimenta e che nutre tutto il suo cogitare, tutto il suo creare interno e che in realtà dipende da esso… A ben pensarci forse è meglio di no perché quando si altera l’introverso è un bel casino 😉

Carl Gustav Jung ci dice che:

“In linea di massima sarebbe del tutto ingiustificato voler affermare che l’un tipo valga, sotto un qualche aspetto, più dell’altro. I tipi si completano a vicenda e la loro varietà fornisce per l’appunto quel tanto di tensione di cui, così l’individuo come la società, hanno bisogno per la conservazione della vita. (“Tipi psicologici“, Ed. Bollati Boringhieri)

Le 4 funzioni psicologiche e la tipologia caratteriale

Bene, se fino a qui è abbastanza chiaro possiamo ora addentrarci a parlare delle funzioni psicologiche che, secondo Jung, utilizziamo per sopravvivere mentre ci muoviamo nel mondo.

Carl Gustav Jung pensa esse siano 4 perché questo numero è estremamente importante dal punto di vista simbolico: ritrovandolo continuamente nella simbologia di miti e religioni, egli ritenne avesse un’importanza particolare nello stabilire equilibrio, struttura e base solida. Nell’esoterismo e nella numerologia il 4 è un concetto ampio che abbraccia veramente una quantità di simboli da cui non possiamo prescindere.

Ad esempio ogni segno zodiacale è associato ad uno dei 4 elementi che la tradizione occidentale del passato riteneva costitutivi della materia e quindi anche dell’essere umano: Fuoco, Aria, Terra, Acqua. Ogni elemento è indicativo delle energie in gioco per muovere ogni segno. Recentemente è stato fatto un accostamento tra elementi e le 4 funzioni: intuizione, pensiero, sentimento, sensazione. Si tratta comunque di una approssimazione, ma serve per far comprendere in che modo ogni elemento si muove in base a reazioni, comportamenti, modo in cui compensa delle carenze, atteggiamenti verso le esperienze e il mondo.

Simbolicamente il numero 4 ci porta al livello della manifestazione, di materia e sostanza. La parola “natura” significa “ciò che è nato”, e tutte le nascite in natura sono simboleggiate dall’incrocio degli opposti. Questo è il motivo per cui usiamo il termine “croce della materia” in riferimento ai 4 elementi.

  • L’elemento Terra è tangibile, solido, stabile, affidabile, supporta, è pesante e concreto.
  • Il Fuoco è letteralmente caldo, divorante, radioso, volatile, espansivo ed esplosivo. Tutte queste parole possono essere usate per descrivere una personalità focosa.
  • L’Aria può essere una brezza o uno spiffero, secca o stantia, ma comunque staccata dalla Terra.
  • L’Acqua è umida, fluida, scorre, dissolve, straripa, gocciola, è tempestosa, supporta e disseta.

L’essere umano, nel mettersi in relazione con il mondo, si orienta verso una modalità “privilegiata” (dominante), coadiuvata da una funzione minore ausiliaria. Quella antagonista alla dominante non è che non sia conosciuta, ma non viene considerata “utilizzabile” e quindi rimane “sottosviluppata”, “dimenticata”, in ombra.

Per esserci una buona individuazione (per stare bene con se stessi, sostanzialmente) è necessario un utilizzo integrato delle quattro funzioni. “Ma che vuol dire?” vi chiederete. Semplicemente che siamo come la pasta della pizza, per venire bene ci vuole farina, acqua, sale, olio, (e lievito vabbè) e tutti gli ingredienti devono esserci nelle proporzioni giuste. Attenzione: giuste non significa uguali. E infatti anche le funzioni non potranno mai essere usate tutte e quattro allo stesso modo con la stessa intensità. Ad una funzione dominante, l’ingrediente , corrisponderà una funzione Ombra, inferiore, che è necessario saper riconoscere anche se essa non verrà mai utilizzata con la stessa “maestria” di quella dominante.

Le quattro funzioni si dividono a loro volta in razionali ed irrazionali.

Le due funzioni irrazionali sono definite tali perché fondamentalmente non implicano nessun processo di pensiero: sono immediate, dettate dai sensi, e sono le funzioni più primitive che si sviluppano per prime , sia nell’evoluzione fisiologica che storicamente nella specie. Esse sono la funzione Sensazione e Intuizione.

Sensazione (Terra) ci tiene legati alla realtà, ai dati concreti, all’ambiente. Se riesco a prevedere il tempo atmosferico non sono una maga, ma ho sviluppato al massimo la funzione sensazione.

Intuizione (Fuoco) invece ci aiuta nel mondo mentale, rappresentativo. Se leggo nella mente o riesco ad investire in borsa perché ho fiuto, non sono una maga, ho semplicemente un’ottima intuizione! Le due funzioni sono opposte (una è corpo, l’altra mente, se vogliamo).

Successivamente si sviluppano anche Pensiero e Sentimento che sono le funzioni che ci aiutano a prendere le decisioni.

Nel Pensiero (Aria) scegliamo in base a ciò che riteniamo vero e comprovato, nel Sentimento (Acqua) in base a ciò che sentiamo di pancia e ci piace.

Ovviamente avrete capito che anche queste sono opposte: quante volte ognuno di noi ha litigato con se stesso per capire cosa fare nell’eterna lotta tra “testa o pancia?”. Se volessimo potremmo andare avanti ore ed effettivamente è quello che ha fatto Marie Louise Von Franz che ne ha scritto a riguardo in un linguaggio, secondo noi, più digeribile di quello del buon Carl.

La funzione inferiore: la dimenticata

Quello che ci preme trasmettere qui, invece, da buone cultrici dell’Ombra, è l’importanza del funzionamento delle quattro funzioni e soprattutto di quella inferiore che tende, ovviamente, ad essere misconosciuta e negata: ed ecco comparire il numero 3, altro numero importantissimo. Se nel quaternario una funzione sparisce e viene rimossa/negata, cioè che rimane è un trio: trinità, dio, religioni… cominciate a capire? La negazione dell’Ombra, nel tentativo di giungere a Dio, crea un contro-altare sui cui proiettare tutto quello che non piace: ed ecco che arriva il Male, il Diavolo, i mostri… 

In molte scene mitologiche il diavolo, o comunque gli spiriti malvagi, cavalcano animali a tre zampe: la funzione inferiore non riconosciuta prende il sopravvento sulle altre tre impersonificandosi in ciò che definiamo il Male (e che in realtà è lo Sconosciuto/il rimosso/il pauroso).

Nella vita, in genere, delle 4 funzioni impariamo presto ad usarne bene una, quella dominante, e questa è quella di più facile accesso proprio perché la sappiamo usare ottimamente (nella vita possono esserci periodi in cui se ne usano principalmente altre, ma quella dominante rimane il nostro cavallo di battaglia). Da bravi fifoni e pigroni quali siamo, preferendo la sicurezza del conosciuto, rischiamo da un lato di negare completamente la funzione inferiore, e farci coinvolgere intensamente da essa nei momenti di crisi, dall’altro facciamo affidamento totalmente sulla funzione dominante sclerotizzandola e impedendoci di vedere altre alternative.

Signori, questo per dire che il cavallo a tre zampe porta sempre il diavolo in groppa perché metaforicamente non c’è equilibrio e i mostri comandano.

Ed ecco che allora un tipo Sentimento sarà preso da un pensare ossessivo ed invasivo senza ordine perché la funzione in ombra è quella del Pensiero; al contrario una funzione Pensiero dominante faticherà a reggere il potere dei Sentimenti e se ne sentirà totalmente sopraffatto, maledicendo quasi il fatto di essere umano.

Il Diavolo sarà per ognuno diverso in base alla forma che prenderà la propria funzione inferiore.

Un tipo Intuizione si potrà scordare di mangiare, dormire o addirittura non sentire il piacere e il desiderio del sesso perché la sua Sensazione è nascosta. E storicamente non è stata forse la Santa Inquisizione, emblema di rettitudine, pensiero e Fuoco, l’avversaria della funzione sensazione incarnata dalla strega? Mentre la tipologia Sensazione si perderà probabilmente in Intuizioni nefaste poiché la sua funzione in ombra è l’Intuizione e nel lato maligno è nefasta.

Sia chiaro: sto estremamente semplificando, ma quello che mi preme è dare una breve descrizione delle cosiddette tipologie junghiane. E inoltre, oltre ad essere semplificazioni, non dobbiamo dimenticarci che ogni funzione può avere sia l’atteggiamento introverso che quello estroverso.

Funzione dominante, funzione ausiliaria e mediatrice

Accanto a quella dominante in genere si utilizza bene una seconda detta ausiliaria, mentre la terza, opposta all’ausiliaria ma con una contrapposizione meno intensa rispetto alla coppia Dominante-Ombra, è definita mediatrice perché permette la comunicazione dell’Inconscio con la Coscienza.

Non potremmo mai pensare di spalancare le porte dell’Inconscio con un bel calcione alla porta della funzione inferiore, ma ci introdurremo con rispetto, chiedendo permesso attraverso la mediatrice e col sostegno dell’ausiliaria. La Dominante e la sua opposta potranno così guardarsi in faccia.

Una considerazione finale

Jung fornì la sua spiegazione del possibile funzionamento energetico della psiche, ma mai osò affermare che questo sia IL funzionamento per antonomasia. La struttura dei Tipi è solo un’indicazione di come si possono provare a leggere le dinamiche interne, una sorta di bilanciamento di quattro polarità che ci caratterizzano in percezioni e operazioni e Jung non fu neanche così innovativo se si pensa a secoli di caratterizzazioni in tipi comportamentali (si pensi alle filosofie orientali con i 5 caratteri legati ai 5 elementi, o alla filosofia classica greca con i 4 temperamenti di Ippocrate).

Sta di fatto che nel nostro simbolico il quattro rappresenta la stabilità: quattro sono gli elementi, quattro le direzioni, quattro i lati di una buona base su cui costruire in altezza.

Non è semplice capire questa descrizione, io stessa leggo e rileggo “Tipi psicologici” e ogni volta vedo nuove sfumature che non avevo colto.

Il semplice consiglio è: ascoltatevi e dove sentite paura, lì dovete fermarvi con onestà, e capire che siete alle porte dell’Ombra.

Se non riuscite a farlo prima, perché è difficilissimo fermare l’ondata inconscia una volta liberata, dovete fermarvi dopo quando sarà passata e capire che avete attraversato un pezzettino di mare in tempesta e lì si mostra la vostra funzione inferiore.

In che modo potete saperlo solo voi o scoprirlo con un esperto.

Buon viaggio!


 

Stefania Bonaldo, psicologa, specializzanda in psicoterapia analitica. Quasi al termine dei suoi studi in ingegneria civile, decide di cambiare completamente la sua vita affascinata dal mondo della psichiatria e inizia gli studi in psicologia. Nei suoi trascorsi in Brasile, tra gli Indios Pataxò, i terreiros del Candomblé e il meraviglioso e difficile percorso individuale che fu la sua gravidanza, numerose sincronicità la portarono a conoscere più da vicino il pensiero di Carl Gustav Jung. Si laurea a Padova in Psicologia clinico-dinamica dove sostiene sia la tesi triennale che quella magistrale da una prospettiva psico-antropologica dopo numerose ricerche sul campo in Brasile. Qui inizia un master in antropologia sociale di genere presso la Universidade Federal Fluminense di Rio de Janeiro. La convivenza degli opposti tra razionalismo scientifico e vissuti personali la animano tutt’oggi nella comprensione umana di quello che Jung denomina “inconscio collettivo” e la sua enorme potenzialità di trasformazione nella relazione terapeutica.

 

 

 

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